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IDEE/ dalla famiglia all'impresa, la "rottamazione" morale è destinata a fallire

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Appare sempre più difficile "spodestare" l'Uomo dal ruolo naturale che gli compete, soprattutto per chi - come noi - ritiene impossibile scindere questo aspetto dall'analisi del metodo con il quale dovrebbero essere indagati gli accadimenti sociali, giuridici ed economici. Partendo dalla premessa che l'economia - che non è una scienza, bensì una tecnica sofisticata e perfettibile, non passibile di assolutizzazioni - sia un mezzo, ecco che l'uomo, nella sua essenza (non certo di bacillo evoluto) ed in tutte le sue sfere e bisogni, deve esserne il fine. Purtroppo il dibattito politico prescinde, nei suoi sempre più frequenti "slogan", da riflessioni in merito al rapporto natura-uomo, decretando una drammatico accantonamento delle questioni epistemologiche che, invece, la dottrina sociale della Chiesa ci invita a non abbandonare. 

Oggi assistiamo, perplessi, al proliferare di associazioni e movimenti, spesso interni ai partiti politici, certamente mossi da intenti lodevoli, il cui programma tuttavia manifesta in modo lampante l'assenza di questi interrogativi, proprio laddove, invece, propongono di perseguire, almeno nelle intenzioni tanto naïve quanto inconsapevoli, "uno Stato laico, le cui leggi siano al di sopra di qualunque condizionamento anche confessionale e tutelino i diritti civili, senza se e senza ma, per cui ogni individuo abbia pari diritti e doveri nella propria scelta di amare chi vuole, di vivere con chi vuole, di avere figli o di adottarne e di porre termine alla vita di fronte all'accanimento terapeutico" (cit. manifesto di un neonato circolo milanese con richiami di giacobina memoria).

Proviamo invece a porre la discussione su un piano davvero razionale e laico, e non religioso, come invece immaginiamo vorrebbero farci credere gli sbandieratori di nuovi diritti.

Distinguiamo anzitutto i diritti familiari dai diritti individuali: i primi appartengono a una dimensione della società che non può per definizione essere relativizzata. Nella realtà familiare è costitutiva e possibile la generazione e il riconoscimento della differenza sessuale, e così il ruolo del nascituro, che ha un diritto specifico ad un riferimento genitoriale chiaro e distinto secondo le figure che per natura sono proprie di questo status. Ineccepibile, tangibile, inequivocabile. I diritti individuali, invece, sono legittimati da esigenze di diritto privato, appartengono alla libera associazione e sono di fatto già previsti nell'ordinamento. Se i due piani non vengono confusi, non entrano in contraddizione: tuttavia, usare gli uni contro gli altri è errato e distruttivo.

Ricordiamo che la famiglia non gode di diritti per gentile concessione dallo Stato o perché lo richiedano specifiche esigenze dei tempi in cui viviamo (anzi…), ma perché è una struttura costitutiva dell'essere dell'uomo. Essa va qualificata, sia sul piano antropologico sia sul piano giuridico, come un insieme di relazioni e/o eventi biologici e naturali. Il matrimonio, al contempo, non è riducibile a un mero rapporto economico: se esso ha tutela legale, è perché sul matrimonio si fonda l'istituzione familiare, che garantisce l'ordine delle generazioni. 



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