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LIPSIA/ Brigit, Johanna e la strada per "diventare" cristiani

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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)

Rimangono almeno due incognite: la prima è quella dei social media. Gert Pickel ha detto, rispondendo a una mia domanda sui social media come smentita "sociologica" all'individualismo, che nella rete non si parla di religione... cosa che corrisponde ad una delle sue tesi sul silenzio pieno di vergogna a parlare di questo tema, ma non sono molto sicuro che risponda alla realtà. La seconda incognita è quella, qualora i cristiani abbiano ragione a credere ad un Dio come presenza, di cosa farà Lui nel tempo prossimo e futuro: anche attraverso l'analizzata indifferenza religiosa. La simpatia che si ha per papa Francesco, proprio in questi ambiti secolarizzati, mi sembra presenti in modo concreto il "metodo" di Dio per agire in un mondo determinato dall'indifferenza religiosa.

Michael Domsgen della Martin-Luther-Universität- Halle-Wittenberg e la professoressa Andrea Schulte dell'Università di Erfurt, pur con qualche differenza nei dettagli, hanno presentato la situazione e le sfide dell'insegnamento di religione nella continua diminuzione dell'appartenenza ad una confessione ed in un contesto di indifferenza religiosa. Cosa fare? Bisogna tenere conto delle differenze regionali (ovest ed est della Germania), bisogna parlare in modo plausibile, sensibile ed aperto dei temi religiosi, cioè senza voler arrivare ad un certo risultato, rinunciando anche all'idea che vi sia un "senso religioso" come percezione di un apertura o bisogno d'infinito (questo non è documentabile dalle tabelle sociologiche), ha precisato Andrea Schulte. È nota la frase di un teologo americano (Reinhold Niebuhr), citata spesso da don Luigi Giussani, che non vi è nulla di più insensato che dare una risposta ad una domanda che non è stata posta; ed in questo senso si può certamente imparare molto da questo modo "evangelico" di impostare l'insegnamento di religione nella nostra epoca, cioè un insegnamento di religione senza volontà di dominio, cosa questa che, tra l'altro, è stato uno dei temi più forti del pontificato di Benedetto XVI, con cui papa Francesco è completamente d'accordo e di cui con il suo proprio stile ne mostra a tutto il mondo la sua efficacia. Insomma si tratta, per quanto riguarda l'insegnamento di religione, di pronunciare analogamente ad un chiaro no ad una teologia "politica" (Massimo Borghesi), anche un chiaro no ad un insegnamento di religione "politico", ma le proposte fatte nel convegno nell'ambito del pur magistrale intervento di Martin Schreiner dell'Università di Hildesheim, sono state solo a livello di "comunicazione adeguata". Ma se proprio questo fosse l'errore da evitare? Se invece di negare "il senso religioso", per rispetto quegli atei che non vogliono sentire parlare di religione in qualsiasi forma, si cominciasse a "vivere" quello che il "senso religioso" testimonia − un cuore aperto a tutti e a tutta la realtà, in tutti i suoi fattori − non avremmo fatto alcuni passi chiari, anche dal punto di vista di ciò che è una comunicazione adeguata?



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