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LIPSIA/ Brigit, Johanna e la strada per "diventare" cristiani

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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)

Vorrei qui raccontare una sequenza di una mia ora di religione nella dodicesima classe (i ragazzi hanno diciotto anni), tra una ragazza protestante (Birgit) ed una che viene da una famiglia non religiosa (Johanna), quando abbiamo letto insieme il quarto capitolo di Giovanni, l'incontro al pozzo tra la donna samaritana e Gesù. Birgit: perché Gesù parlando con la samaritana non rimane al suo livello linguistico?, non si accorge che lei non lo comprende? Johanna: ma non era questa (che lo comprendesse ad un livello linguistico di comunicazione, nda) la sua intenzione; Gesù voleva che lei si accorgesse della presenza eccezionale di colui che stava parlando con lei. Etc.

Credo che un vero ritorno – il cuore della riforma evangelica – al prototipo dell'evangelizzazione, una buona idea di Michael Domsgen, rimasta però ad un livello per me troppo astratto, dovrà essere un ritorno a quella presenza eccezionale che è Cristo stesso, mai nominato esplicitamente (a parte che nella bella preghiera serale nella chiesa del convento agostiniano di Erfurt, dove Lutero aveva festeggiato la sua prima Santa Messa).



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