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LIPSIA/ Brigit, Johanna e la strada per "diventare" cristiani

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Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)  Caravaggio, Incredulità di San Tommaso (1600-01) (Immagine d'archivio)

LIPSIA - "Non vado in chiesa perché mia nonna mi ha detto che lì c'è uno spauracchio vestito di nero" (ich gehe nicht in die Kirche, weil meine Oma mir gesagt hat, dass darin der schwarze Mann ist): questa frase di una ragazza di undici anni del ginnasio cristiano di Jena, la città della Turingia in cui hanno insegnato Schiller ed Hegel, è un riassunto adeguato del simposio organizzato dall'associazione Barbara Schadeberg, tenuto ad Erfurt, la città in cui Martin Lutero è stato monaco agostiniano, sul tema: "Far vedere in modo evangelico il profilo cristiano nel cambiamento religioso del nostro tempo. Impulsi per una comprensione protestante dell'educazione ("Evangelisch Profil zeigen im religiösen Wandel unserer Zeit. Impulse für das protestantische Bildingverständnis").

Visto che a livello di pedagogia della religione e di presenza nelle scuole i problemi che hanno le sorelle e i fratelli evangelici in questa forma di insegnamento sono simili a quelli che abbiamo come cattolici, mi permetto di scrivere su questo tema, che ha una valenza certamente anche specifica per la regione in cui io stesso mi trova ad agire da più di undici anni: la Sassonia-Anhalt, considerata, da alcune statistiche recenti, come una delle zone più secolarizzate del mondo.

La frase che ho citato all'inizio mostra sia la complessità di motivi (linguistici e di fantasia) che i bambini hanno per non andare in chiesa, sia la tesi principale del convegno. L'insegnamento di religione infatti non può che tener conto di questo fatto: lungi ormai dal "non possiamo non dirci cristiani" (Benedetto Croce), oggi - parafrasando Croce - in Sassonia non possiamo non dirci agnostici.

Uta Hallwirt, che ha tenuto l'ultima delle conferenze del simposio, ha fatto comprendere che questa situazione di non appartenenza ad una confessione è una realtà da tener presente anche in una scuola evangelica, che nell'esempio di una di essa, nel Mecklenburg-Vorpommern, presenta, nell'est della Germania, questa situazione: 44% di cristiani evangelici, 43,2% di non aventi una confessione, 8,6% di cristiani cattolici e 4,2% del resto.

Gert Pickel dell'Università di Leipzig ha presentato un'analisi sociologico-matematica, per così dire, della situazione della religione e della religiosità nella Germania riunita. Pur nelle tantissime tabelle e differenziazioni (per età, per regione...), il messaggio era chiarissimo: la secolarizzazione è il destino dell'occidente. Che nell'ovest della Germania vi sia una non appartenenza ad un confessione poco superiore al 30%, mentre nell'est arrivi quasi al 70% è solo una questione di tempo; la tendenza, le tabelle lo dimostrano, è chiara: individualismo, pluralismo e secolarizzazione sono il nostro destino inevitabile. 



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