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LETTURE/ "una questione privata", la fine di Milton e la speranza di Fenoglio

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Corriamo insieme a Milton verso la conclusione della sua corsa e del romanzo stesso, mentre "pioveva come non mai, a piombo, selvaggiamente". Il protagonista tuttavia non si arresta, proteso verso la "visione della casa di lei". Ricorre il termine visione, caro a Conrad e a Virginia Woolf. Ecco la villa, di nuovo, come all'inizio, alta sulla collina. Risponde al furore della pioggia, pronunciando alte parole. "In che stato sono. Sono fatto di fango, dentro e fuori. Mia madre non mi riconoscerebbe. Fulvia, non dovevi farmi questo…Tu non devi saper niente, solo che io ti amo. Io invece debbo sapere, solo se io ho la tua anima".

Inseguito dai fascisti, Milton corre "come non aveva mai corso". Correva ed "era perfettamente conscio della solitudine, del silenzio, della pace, ma ancora correva, facilmente, irresistibilmente. Poi gli si parò davanti un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e a un metro da quel muro crollò".

Il finale del libro ha fatto molto discutere, tanto che qualche critico, anni fa, ipotizzò che il romanzo non fosse stato concluso dall'autore. A noi pare, invece, che ci siano buone ragioni per considerare questa la vera conclusione del romanzo. Il possente simbolo del muro, oltre ad essere ricorrente in tanta letteratura moderna, compariva già nel racconto Un altro muro ne I ventitre giorni della città di Alba e al muro vengono fucilati anche i due giovanissimi partigiani nel penultimo capitolo, quasi una prefigurazione della fine del protagonista.

Ma a nostro avviso, Fenoglio ha lasciato volutamente uno spazio di libera interpretazione. Milton si è lasciato andare, non sappiamo con quale ultimo atteggiamento, forse con un'ultima disponibilità.

Pochi giorni prima di morire, Fenoglio, tracheotomizzato e impossibilitato a parlare, lasciò un biglietto. C'era scritto: "Bisogna essere disponibili".



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