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LETTURE/ "una questione privata", la fine di Milton e la speranza di Fenoglio

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Concluso l'anno fenogliano, dedicato alla rievocazione del grande scrittore di Alba a cinquant'anni dalla morte (avvenuta nel febbraio del 1963), ci sia consentito di rievocare Una questione privata, che appare sempre più come uno dei massimi romanzi del Novecento italiano. Uscì pochi mesi dopo la scomparsa dello scrittore a cura di Lorenzo Mondo. A proposito di Fenoglio, si potrebbero adoperare le stesse parole che Mondo dedicò a Cesare Pavese (pur nella innegabile diversità tra i due autori piemontesi) nella sua splendida monografia Quell'antico ragazzo. Vita di Cesare Pavese: "il fuoco centrale della sua ispirazione, a tratti dissimulata, era l'interrogazione su libertà e destino, la speranza ostinata di dare un senso superiore alla vita".

Una questione privata è appunto la storia di una lunga, incessante ricerca: di un amore, di una verità, di un senso, mentre infuria la guerra civile. Resta fondamentale, per capire appieno il romanzo, la lettera che l'autore spedì a Garzanti per annunciargli la stesura del nuovo libro: "Mi saltò in mente una nuova storia, individuale, un intreccio romantico, non già sullo sfondo della guerra civile in Italia, ma nel fitto di detta guerra. Mi appassionò immediatamente e ancora mi appassiona". Si noti che Fenoglio non esita ad usare l'espressione "guerra civile", che per tanti anni fu un tabù della storiografia di sinistra e che valse duri ostracismi all'autore; Fenoglio, lontanissimo da celebrazioni ideologiche della Resistenza – che invece intaccarono l'opera dell'amico Calvino – narra quelle vicende come un'"esperienza assoluta" (Isella), capace di rivelargli la sua statura di uomo. 

Il giovane partigiano Milton, studente universitario affascinato dalla letteratura inglese, frequenta Fulvia, sedici anni, sfollata da Torino con i genitori per evitare i bombardamenti. L'aveva vista all'uscita dagli spogliatoi dopo una partita di pallacanestro, "come una perla mimetizzata nelle alghe, nei resti del pubblico che sfollava". A presentargliela era stato l'amico Giorgio Clerici, che condivide con Milton scelta partigiana e gusti culturali e a cui vanno, sembra, le preferenze della ragazza.

Nel memorabile incipit del romanzo, notiamo Milton con "la bocca socchiusa, le braccia abbandonate lungo i fianchi", mentre guarda la villa di Fulvia, "solitaria sulla collina che degradava sulla città di Alba". Nelle pagine di Fenoglio, la ragazza è un fantasma, legato ai ricordi e ai sogni, in cui rivivono le immagini di donne amate in gioventù. Su tutte prevale forse il ricordo di Baba, morta in un incidente stradale a Verona, a cui dedicherà queste struggenti righe del Diario: "Baba, In quale alto luogo ti trovi, Quando ti potrò mai recuperare? Eliot. Come si vede, la vera poesia serve a tutti e per tutti. A lamentare la scomparsa d'un gran santo e quella d'una povera bella ragazza". 



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