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LETTURE/ Alla politica fa meglio la fede o lo scetticismo?

È stato uno dei maggiori filosofi politici inglesi del Novecento. Ora di Michael Oakeshott è disponibile "La politica moderna tra scetticismo e fede". La lettura di LUCA CASTELLIN

Michael Oakeshott (1901-1990) (Immagine d'archivio) Michael Oakeshott (1901-1990) (Immagine d'archivio)

Nel nostro Paese è un pensatore ancora scarsamente conosciuto, seppur sia stato uno dei maggiori filosofi politici inglesi del Novecento e, dopo una lunga esperienza intellettuale a Cambridge e Oxford, abbia insegnato alla London School of Economics dal 1951 al 1968, succedendo ad Harold Laski sulla cattedra di Scienza politica. 

Soltanto pochi, ma attenti, studiosi italiani infatti si sono soffermati sull'opera di Michael Oakeshott (1901-1990). Autore di importanti lavori come Experience and Its Modes (1933), Rationalism in Politics (1962) e On Human Conduct (1975), il filosofo inglese ha offerto lucide e penetranti analisi sull'evoluzione del pensiero politico moderno, sulla critica al razionalismo, sulla riflessione di Thomas Hobbes e sulla traiettoria dello Stato moderno. 

Molto probabilmente, il quasi completo anonimato che Oakeshott sconta in Italia è anche dovuto alla sua scarsa propensione – così paradossalmente lontana dalla frenesia che assilla l'università contemporanea – a pubblicare i suoi scritti, rimasti (in un numero non esiguo) inediti, e consegnati alle stampe soltanto postumi. Non può allora che essere salutata con grande favore la recente edizione italiana, a cura di Agostino Carrino, di The Politics of Faith & the Politics of Scepticism. Il manoscritto fu ritrovato nel cottage sulla costa del Dorset in cui Oakeshott aveva trascorso la sua vecchiaia dall'amico Timothy Fuller e pubblicato alla metà degli anni Novanta del secolo scorso. 

In La politica moderna tra scetticismo e fede (Rubbettino, 2013, pp. 184), il lettore può trovare un affascinante viaggio attraverso il pensiero politico dell'Europa durante gli ultimi cinquecento anni. L'intento di Oakeshott è quello di analizzare idee, linguaggi e pratiche, che hanno caratterizzato l'attività di governo nel corso dell'età moderna, mostrando al tempo stesso l'intrinseca "ambivalenza" e la perdurante "ambiguità" della politica. 

Il percorso tracciato dal filosofo inglese è tanto sorprendente quanto originale. E lo è non soltanto per l'interpretazione che viene offerta di alcuni autori (come Hobbes e Machiavelli) o la riscoperta di altri (come il marchese di Halifax), ma anche e soprattutto per le categorie concettuali che egli individua. Accantonando la più consolidata (e, per molti versi, ormai usurata o superata) distinzione tra destra e sinistra, Oakeshott individua i due "poli" o "stili" tra cui ha fluttuato l'attività politica a partire dal XV secolo rispettivamente nella "politica della fede" e nella "politica dello scetticismo". 

Termini, questi ultimi, che tuttavia non rispecchiano il naturale significato che siamo abituati solitamente ad attribuirgli. 

Nella politica della fede, che è paradossalmente all'opposto di ogni autentica esperienza religiosa, c'è la convinzione che sia compito della politica raggiungere la "perfettibilità umana" e che il governo abbia il dovere di procurare la "salvezza".