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GLI ANNI SPEZZATI/ Da Mario Sossi a Moro, dietro le Br c'erano Urss e Stati Uniti

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Mario Sossi (Immagine d'archivio)  Mario Sossi (Immagine d'archivio)

Sicuramente, il rapimento Sossi e il vistoso ricatto al potere esecutivo e al potere giudiziario, con la richiesta di rimettere in libertà gli ergastolani della 22 Ottobre, fu l'atto di nascita della contestazione armata. Fu in quel drammatico maggio 1974 che gli italiani si resero conto della presenza di una sorta di esercito clandestino capace di mettere in crisi le istituzioni. E non pochi giovani estremisti e sbandati iniziarono a sognare di venire "arruolati" sperando in un Che Guevara italiano.

 

Nella prima parte abbiamo anche visto, seppur brevemente, come sarebbero nate le Br. È stata una riproposizione fedele?

Certamente. Le Brigate rosse nacquero a Genova, all'interno del Partito Comunista d'Italia marxista-leninista, costituitosi nel '69 con i finanziamenti dell'ambasciata della Cina maoista, e presto messo fuori legge anche per le pressioni del Pci, fedele invece a Mosca. Insomma, all'origine vi fu una diaspora tra comunisti. Penso di averla storicamente ricostruita nel mio libro Brigate Rosse. Per non dimenticare (pubblicato il mese scorso dalla casa editrice Pagine per la collana I libri del Borghese, ndr). E mi rifaccio, in particolare, ai capitoli "Fucileremo ufficiali, padroni e preti", "I Gap, assassini ma convinti di essere eroi", e "L'armata Feltrinelli".

 

Come pensa siano state rappresentate le Br e anche il loro "funzionamento" (linguaggio, procedure di comunicazione tra i vari membri, ecc..)?

Non è semplice sintetizzare, nel breve spazio di una fiction, il funzionamento di una struttura complessa come quella brigatista. Il linguaggio non era un mistero: chi storceva il naso all'ipotesi di un governo metà democristiano e metà comunista, veniva semplicemente etichettato come "fascista" e da quel momento preso di mira, boicottato in tutte le sue attività, minacciato anche fisicamente. L'aspetto fisico di quei guerriglieri a mezzo servizio mi pare sia stato reso ottimamente nelle fiction: barbe e capelli incolti, sguardi truci, bava alla bocca. Sì, erano così.

 

Il rapimento, la prigionia, il processo subito da Sossi sono stati raccontati in maniera fedele?

Certamente. Sceneggiatori e regista si sono attenuti al libro scritto nel 1978 dallo stesso Sossi e da me, con il prezioso contributo della indimenticabile signora Grazia Sossi, purtroppo mancata proprio alla vigilia della messa in onda della fiction e da tutti rimpianta per il suo coraggio, la sua fede, la sua dedizione alla famiglia. Fu un lavoro certosino che consentì di ricostruire giorno per giorno, ora per ora, cosa era accaduto sia a Genova, sia a Roma (sede del governo), sia "nella prigione delle Brigate bosse", com'è il titolo del libro.

 

Non abbiamo visto quale fu la reazione delle istituzioni dello Stato, del mondo politico rispetto a questo sequestro. Ce ne può parlare? Quale l'atteggiamento dei media e degli "opinion leader" dell'epoca?




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COMMENTI
15/01/2014 - E... (luciano dario lupano)

E i sigg. comunisti, i nipotini sono ancora peggio, hanno condannato con fermezza non chiacchierante o sotto sotto speravano che finalmente si realizzasse l'agognato Sole dell'Avvenire socialista?