BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

150 ANNI/ Giulia di Barolo, una donna alle "periferie dell'esistenza"

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Si informa. Cosa c'è là? Chi ci vive? Le carcerate, le peggiori donne. Ma forse non peggiori di me, pensa. Reclamano il rancio, più che la Comunione. Detto fatto, nel cuore della Marchesa nasce la decisione di recarsi in quel carcere. Permesso negato dal marito, che teme per la salute cagionevole della moglie. Sa che ha a che fare con una "vandeana". Alla terza o quarta insistenza cede, e da quel giorno la marchesa si fa compagna di carcere di quelle povere donne, che prima le sputano in faccia, poi a poco a poco sono conquistate dal calore del suo amore, che provvede a tutte le loro necessità e, soprattutto, risponde al grido soffocato nel loro cuore: il bisogno di Gesù.

In pochi anni diventa la sovrintendente delle carceri di Torino, facendosi così amare da quelle donne che, dall'abisso della loro miseria, arrivano a chiederle: "non ci vogliamo staccare da te, vogliamo seguire te, la tua fede, il tuo amore". Le Suore di Santa Maria Maddalena (1833), chiamate oggi Figlie di Gesù Buon Pastore.

È a lei che Gesù si manifesta e trasforma l'antica peccatrice nella prima missionaria del mondo. " Va a dirlo ai tuoi fratelli". Da allora queste suore lo dicono a Torino, a Piacenza, in Eritrea, in Somalia, in Messico ai più poveri tra i poveri e quando passano da Torino le vedi inginocchiarsi a pregare in S. Giulia sulla tomba della loro Madre.

Ma chissà quante altre inquietudini porterà alla luce l'appassionata meditazione di Suor Ave Tago, che lascerà poi la parola a Tiziana Ciampolini dell'Opera Barolo, che si calerà subito nell'attualità: "Responsabili di una eredità. Generare valore sociale ed economico per i territori".

Sorgevano un anno dopo l'altro ospedali, scuole, famiglie ospitate nel loro Palazzo. Il marito diventa sindaco di Torino per due anni e con il suo denaro dà vita al Cimitero monumentale; appassionato di cultura, di arte, di politica, di economia e di pedagogia. Gestirono il loro patrimonio svuotandosi di tutto, non tennero nulla per sé. Il marchese muore dopo lo scoppio del colera nel 1838, lasciando erede universale la sua sposa adorata.

È guardando a questo esempio che gli attuali amministratori possono prendersi cura della città con la cooperazione pubblico-privato, connettendo valore sociale, economico, culturale, politico per far crescere i giovani. Una progettualità politica e una capacità di management per far crescere e fiorire intere generazioni. Oggi tutta la loro eredità è ancora da ampliare come le scuole da Torino a Roma, dall'India al Messico.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >