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IL CASO/ Mazzarella: CL è più grande della "provincia" di Galli della Loggia

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Julián Carrón, presidente di Cl (Infophoto)  Julián Carrón, presidente di Cl (Infophoto)

Accorciare le distanze da Roma, non far vivere alla "base" mondiale della Chiesa il primato petrino come troppo espressivo della "provincia" italiana della Chiesa, è strategico per una Chiesa che vuole andare alle "periferie" del mondo; che ha necessità di portarle, quelle periferie, nel "cuore" della Chiesa; non solo in modo pietistico-devozionale, ma anche innervandole nell'Istituzione romana e facendosene innervare.

Nel giudizio di Galli sulle nomine cardinalizie di Francesco c'è troppo di vicenda domestica – pur vera e urgente – della provincia italiana della Chiesa, e vi si allunga una giusta angoscia per la condizione del sistema paese. 

Una visuale si proietta anche nel giudizio tranchant in cui Galli "chiude" l'esperienza di Cl: "autonomizzazione perversa", che nel "triste precipizio nel sottogoverno" ha concorso al declino della Chiesa italiana, contribuendo a farla trovare delegittimata agli occhi della "nuova" Chiesa di Roma, universale, e cioè sempre più "mondiale" di Francesco. Si rischia così di perdere un giudizio equanime, proprio perché storico sulla realtà, anche in Italia, di Cl; troppo schiacciandolo sulle vicende della sua "provincia" lombarda; sul suo eccesso di "temporalismo", che certo c'è stato; e neanche poi tanto capace di sfondare a Roma, dove è stato fondamentalmente gregario ("sottogoverno" sono i risultati che pour cause Galli gli imputa) dell'immanentismo mondano senza complessi del berlusconismo. 

"Temporalismo", però, che è stato solo una parte, già in Lombardia, della vicenda di un movimento che rimonta agli anni 50 ed è presente in 80 paesi; e che oltretutto con quell'eccesso di temporalismo, riprendendo col vigore di Julián Carrón il filo di una preoccupazione già molto forte di Giussani, sta cercando, anche con interno travaglio, di fare conti non banali. 

Almeno questo movimento ho incontrato in questi anni che lo frequento, e sono più d'uno, al meeting di Rimini. Tuttavia è utile che gli scandali avvengano; ed è possibile che anche la provincia italiana della Chiesa, se aspira a riconquistare al made in Italy nel collegio cardinalizio parte del prestigio perso, sia spinta a una maggiore "produttività" innanzi tutto pastorale, come i tempi di oggi richiedono anche in Italia. 



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