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LETTURE/ Basterà Calvino a risollevarci dalla "leggerezza" dei nuovi barbari?

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Da qualche giorno mi capita con insistenza di riflettere sul tema della "Leggerezza". E' diventato il centro delle discussioni con gli amici da diversi punti di vista. L'altra sera, ad esempio, parlavamo del peso della musica. Concordavamo che la musica oggi non ha peso. Nel senso che si è smaterializzata e viene consumata ad una velocità incredibile. Smaterializzata perché, di fatto ha perso la dimensione tattile. Una volta c'era il vinile. Poi sono arrivati i cd e sembrava già un passaggio epocale. Oggi anche il cd ha ceduto il passo ai file digitali che non si toccano. Si scaricano, si intravedono, ma non è possibile tenerli tra le mani. E questi file sono maledettamente veloci. Esce un nuovo brano. Viene scaricato. Ascoltato. Riascoltato. Una volta sarebbe durato a lungo. Una stagione. Delle volte un anno. Delle volte un intero lustro o ancora di più. Pensiamo ai Pink Floyd di The dark side of the moon. Oggi un brano diventa fenomeno, viene copiato, replicato, omologato e poi abbandonato.

Da un lato è sempre più difficile proporre cose fortemente innovative, memorabili e "di peso" nella società. Dall'altro, il modo in cui la musica viene fruita è diventato più "leggero". Come se chi la ascoltasse ci "surfasse" sopra. Questo concetto che ho preso a prestito da I barbari di Alessandro Baricco, rende perfettamente l'idea del modo di affrontare le cose delle nuove generazioni. E lo dico senza alcuna nota polemica o accezione negativa. Mi sembra però che lo descriva perfettamente. Invece di andare in profondità nelle cose, magari poche cose, oggi le nuove generazioni viaggiano leggere sulla superficie, spostandosi ad una velocità a noi sconosciuta e facendo esperienza di molto più mondo di quello al quale siamo abituati noi.

Potremmo dire che lo conoscono meno bene. Ne apprezzano meno dettagli. Ma ne hanno visto indubbiamente di più. "Così i barbari - dice Baricco - si sono inventati l'uomo orizzontale. Gli deve essere venuta in mente un'idea del genere: ma se io impiegassi tutto quel tempo, quell'intelligenza, quell'applicazione a viaggiare in superficie, sulla pelle del mondo, invece di dannarmi l'anima a scendere in profondità? (...) Hanno sostituito (il modello del borghese colto, nda), istintivamente, con il surfer. Una specie di sensore che insegue il senso là dove è vivo in superficie".

Comprendere questa differenza è importante perché altrimenti rischiamo di non capire più neppure i nostri figli. In una cena con un altro gruppo di persone, mi sono trovato a difendere Skrillex, musicista americano classe 1988, da un amico che mi diceva: "Ma hai sentito cosa fa? Quella non è musica. Quella che sentivamo noi lo era, ma questa no". 



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