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LETTURE/ Da "Arancia meccanica" al "Seme inquieto", le profezie (azzeccate) di A. Burgess

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Alex, il protagonista di "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (Immagine d'archivio)  Alex, il protagonista di "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (Immagine d'archivio)

Burgess era nato a Manchester in una famiglia già cattolica: non era un convertito, con quell'empito e quell'entusiasmo che spesso hanno i neofiti della fede. Era radicato nella storia tragica della Chiesa in Inghilterra, una storia di persecuzione, di martirio, di catacombe, di sofferenza sotto il peso di uno Stato-Leviatano che perseguì a lungo l'annientamento del cattolicesimo. Così, in Arancia meccanica come in molti altri suoi , il tema centrale è l'uomo minacciato dalla violenza, individuale come collettiva, vittima di condizionamenti ideologici che ne limitano la libertà, oppresso dalla macchina dello Stato. Sul libro che gli diede la fama scrisse: "Se Arancia meccanica, così come 1984, rientra nel novero dei salutari moniti letterari − o cinematografici − contro l'indifferenza, la sensibilità morbosa e l'eccessiva fiducia nello Stato, allora quest'opera avrà qualche valore". 

Ciò che Burgess definiva, con un certo understatement, "salutare monito letterario", era in realtà parte di una lunga tradizione letteraria britannica, che va da Tommaso Moro a Johnatan Swift fino a Huxley e Orwell: una tradizione di narrativa utopica, ma allo stesso tempo di critica politica, e spesso di interpretazione acuta della realtà, quando non addirittura del futuro. È proprio questo il caso di Burgess, che immagina lo scenario inquietante dove il degrado urbano dilaga, le famiglie si rinchiudono in casa davanti alla televisione, uno Stato di polizia interviene solo attraverso la repressione, la classe politica è corrotta e opportunista. Uno Stato che vuole imporre per legge comportamenti "civili", magari − come nel caso del teppistello Alex, attraverso strumenti di condizionamento, che sessant'anni fa venivano chiamati "lavaggio del cervello", e che oggi si avvalgono di altri mezzi. 

Ma se Arancia meccanica è questo romanzo in cui si esplora la natura del male, ancora più inquietante e oggi di grandissima attualità − è un altro romanzo di anticipazione che Burgess scrisse a breve distanza dal suo capolavoro, sempre nel 1962, Il seme inquieto, pubblicato in Italia dall'editore Fanucci. Se il succo di Clockwork Orange era che l'uomo deve essere libero per scegliere tra il bene e il male, in questa seconda opera Burgess dispiega per intero la sua visione del mondo e della storia, visti secondo una prospettiva teologica. 

La storia umana prevede una sorta di ciclico ripetersi di fasi, riassumibili come agostiniana e pelagiana. La fase agostiniana è pessimista, fortemente consapevole della presenza del male nel mondo, coerentemente al pensiero di Sant'Agostino, e si traduce in termini politici nel conservatorismo. Il pelagianesimo invece era un'eresia prodotta da un monaco britannico (combattuta fortemente dallo stesso Agostino) che sostanzialmente negava il peccato originale e le sue conseguenze, riteneva che non fosse necessaria la Grazia come aiuto divino all'uomo, ma uno sforzo moralistico di miglioramento. 



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