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LETTURE/ Da "Arancia meccanica" al "Seme inquieto", le profezie (azzeccate) di A. Burgess

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Alex, il protagonista di "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (Immagine d'archivio)  Alex, il protagonista di "Arancia meccanica" di Stanley Kubrick (Immagine d'archivio)

Nel pelagianesimo, il ruolo di Gesù è quello di presentare un "buon esempio" da seguire. Per Burgess la fase pelagiana va dal liberalismo al socialismo, segnati da ottimismo riguardo le sorti umane, che si traduce in progressismo politico, almeno fino a quando non deve fare i conti con la realtà. Allora la maschera ottimista e buonista cade e lascia intravvedere un volto arcigno, spietato, totalitario. 

Nel Seme inquieto Burgess ci presenta una visione del futuro (siamo in pieno XXI secolo) spaventosa: il potere è ossessionato dalla sovrappopolazione, i bambini malati gravi vengono lasciati morire per risparmiare risorse economiche, mentre in compenso si attuano politiche salutiste di proibizione del fumo e dell'alcool. La procreazione è pesantemente scoraggiata, mentre lo Stato − e questa è una trovata interessantissima, vista l'epoca in cui il libro venne scritto − incentiva l'omosessualità vista come radicale soluzione per ridurre le nascite. Lo stile di vita omosessuale viene propagandato nella pubblicità, nei media, e palesemente chi è omosessuale ottiene promozioni e facilitazioni di carriera negli enti pubblici. La famiglia tradizionale è combattuta con tutte le forze a disposizione, fino ad interventi polizieschi repressivi. L'unica visione del mondo ammessa è quella del potere, dove l'individuo deve imparare ad accettare senza discutere, senza neppure esitare, la visione della società e della vita che gli viene imposta. Ma, come scrisse Burgess, "solo i malvagi e gli stupidi possono accordare fedeltà totale a un partito". 

Burgess difende in questo romanzo il diritto alla vita, le ragioni della famiglia, ma anche e soprattutto il diritto ad avere, come avevano detto anni prima i distributisti Chesterton e Belloc, una mente libera. Il romanzo ci presenta questa sfida di fronte ai condizionamenti del potere, alle seduzioni del male, alla fragilità umana. In un mondo impregnato di menzogna, scegliere di non adeguarsi può sembrare follia, come il personaggio di un prete cattolico, Ambrose, o come Shonny, che decide di abbandonare la follia urbana e di fare il contadino, anch'egli cattolico e fautore dell'importanza dell'identità in un mondo che presenta come ideale la promiscuità indistinta e indistinguibile. 

Ma, se come dice Burgess, "essere sani di mente è uno svantaggio e un inconveniente se vivi in un mondo di pazzi", l'amore per la verità spinge alcuni a non temere questo svantaggio, a non conformarsi, a non accettare il pensiero unico, il totalitarismo soft o duramente poliziesco. Burgess dunque, come e forse più di altri autori di anticipazione come Orwell o Huxley, è stato un visionario profeta che ha intravisto lucidamente le evoluzioni del pensiero e delle politiche postmoderne, e ci ha messo sapientemente in guardia.   



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