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EX COMUNISTI/ Se le borsette di Vuitton sono più importanti di Lenin

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Lenin (1870-1924) (Wikipedia)  Lenin (1870-1924) (Wikipedia)

E invece ha bisogno di credere, tant'è vero che laddove la memoria storica tace, il vuoto viene riempito dai suoi simulacri, dai nuovi miti che affollano lo spazio mediatico, dipingendo un fiabesco impero zarista, una fiabesca ortodossia, un fiabesco mondo sovietico. A chi invece queste favole non piacciono restano il business, l'arte di vivere e la scalata al successo, ma nudi e crudi, senza troppi fronzoli morali perché della morale, tradizionale o tantomeno sovietica, non è rimasta pietra su pietra. Così nella mente, soprattutto dei giovani, cozzano e si sovrappongono idee disparate e contraddittorie: la nostalgia del comunismo, il putinismo, la smania dei soldi, il nazionalismo, ma tutto senza motivi, senza radici, senza un bandolo. Senza un giudizio ragionevole.

Lenin, in fondo, è il segno di un'assenza, l'assenza di un motivo fondante; lui lo è stato a suo tempo ma ora non lo è più, e anche se improvvisamente qualcuno al governo decidesse di riesumarlo, sarebbe anche questo un recupero senza radici e senza futuro. Ci vuole altro per riaprire il discorso con il passato, col mausoleo sulla piazza Rossa. Lo hanno capito in diversi, in Russia, da Mosca a Vladivostok, che il primo passo è ripercorrere tutto il cammino che li separa dai fatti, è immedesimarsi, recuperare le tragedie familiari tenute nascoste. Come sta facendo Memorial, come fanno altri che organizzano musei, che girano film o stampano memorie affinché il cuore di ciascuno possa fare esperienza, il più possibile, del passato, in modo da poter comprendere e infine giudicare. La vedova di una vittima di Stalin, Nadezda Mandel'stam, lo aveva intuito già negli anni 60: «I giovani, dicono, non si interessano più di queste cose, e bisogna pensare ai giovani. Io, invece, insisto nel dire che non c'è limite: bisogna parlare sempre delle stesse cose finché non venga a galla ogni sventura e ogni lacrima, finché non diventino chiare le ragioni di ciò che è stato e continua ad essere».



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