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IDEE/ Il miracolo del cambiamento: Lewis e Anscombe, un incontro di giganti

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Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)  Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)

La discussione con Anscombe su questo testo ebbe luogo il 2 febbraio 1948 nel corso di una riunione del Socratic Club in seguito alla presentazione di questa giovane studiosa, allora ventottenne, del saggio A Reply to Mr C.S. Lewis's Argument that 'Naturalism' is Self-Refuting, pubblicato sul Socratic Digest nel 1948. A seguito del dibattito Lewis decise di modificare in parte il terzo capitolo di Miracles variandone il titolo da "Il naturalista si contraddice" in "La difficoltà principale del naturalismo". Il nuovo titolo comparve assieme ad alcuni cambiamenti nella nuova edizione del 1960 della Collins (Londra) e successivamente con la MacMillan (New York) nel 1978 (tr. it. Miracoli. Uno studio preliminare, Lindau, Torino 2012). 

Nella sua replica, Anscombe non si prefigge tanto di analizzare la descrizione del 'naturalismo' e l'assunto di Lewis per cui si sarebbe o naturalisti o soprannaturalisti, vale a dire si crederebbe nella natura o in Dio, ma di discutere il seguente argomento: l'ipotesi che il pensiero umano possa essere spiegato in modo completo come il prodotto di cause non-razionali è incompatibile con la credenza nella validità della ragione. L'osservazione di Anscombe fu così pertinente tanto da portare Lewis, nel ripensamento del terzo capitolo, a sostituire il termine "irrazionale" con l'espressione "non-razionale".

Sull'equivalenza di Lewis tra 'cause irrazionali' e 'cause non razionali', si è portati a immaginare che: 1. se l'ipotesi naturalista (che tutti i comportamenti umani, incluso il pensiero, possono essere equivalenti a causa di leggi causali scientifiche) fosse vera, i pensieri umani sarebbero tutti da giustificarsi come non validi; 2. se si potesse mostrare che gli esseri umani agiscono secondo tali leggi, si potrebbe mostrare che il loro caso è universalmente come il caso particolare dell'uomo che è messo in moto da 'cause irrazionali' e le cui credenze sono infondate. Questo ad Anscombe pare essere un errore basato su varie confusioni commesse da Lewis riguardo i concetti di 'ragione', 'causa' e 'spiegazione'. Un'altra tra le principali osservazioni che fece Anscombe a Lewis è l'importanza della distinzione tra le cause e le ragioni di un'azione; in Lewis Anscombe ravvisa una confusione riguardo a questi termini che ha origine dall'ambiguità delle espressioni 'perché' e 'spiegazione'.

A dispetto di quanti riportano l'incontro che Lewis ebbe con Anscombe come una esperienza agghiacciante, Anscombe stessa ne parla come di un incontro dai caratteri sobri: "Il fatto che Lewis riscrisse quel capitolo, e che lo scrisse in modo che ora esso si presenti con queste caratteristiche, mostra la sua onestà e serietà. L'incontro del Socratic Club in cui lessi il mio saggio è stato descritto da molti dei suoi amici come un'esperienza orribile e scioccante che lo disturbò davvero. Né il dr. Havard (a casa del quale cenammo Lewis ed io alcune settimane dopo), né il professor Jack Bennett ricordarono alcun sentimento di questo tipo da parte di Lewis... Il mio personale ricordo è che essa fu un'occasione di una sobria discussione di alcune critiche piuttosto definite che, come mostrarono il suo ripensamento e la sua rielaborazione, Lewis credeva corrette" [Collected, II].



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