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IDEE/ Il miracolo del cambiamento: Lewis e Anscombe, un incontro di giganti

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Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)  Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)

Come osserva Roger Teichmann in The Philosophy of Elizabeth Anscombe è bene aggiungere che l'onestà e la serietà di Lewis sono evidenziate anche dal fatto che egli ascoltò con molta attenzione e alto rispetto le parole di chi era di ben ventun anni più giovane di lui, e inoltre una donna (cosa insolita per l'ambiente accademico di allora), e non si fermò semplicemente a tali critiche ma ne fece spunto per una più proficua argomentazione, poi pubblicata nella seconda edizione del 1960. La brillante elaborazione di Anscombe venne poi da lei chiamata nei Collected "lo scritto più giovane puramente filosofico della mia produzione che venne pubblicato". 

Lewis e Anscombe. Due giganti a confronto, in ascolto l'uno dell'altra nella ricerca del vero. Si chiede Humphrey Carpenter: "Che genere di intelletto poteva passare da una rigorosa argomentazione teologica al fantasy per i bambini?". Certamente un intelletto tanto geniale quanto umile, attento ad accogliere il vero, come solo un grande maestro può fare. Un bel paradosso per gli accademici di allora e – oserei dire – di oggi.



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