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IDEE/ Il miracolo del cambiamento: Lewis e Anscombe, un incontro di giganti

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Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)  Clive Staples Lewis (1898-1963) (Immagine d'archivio)

Nel 1947 Clive Staple Lewis pubblicò Miracles. A Preliminary Study (tr. it. La mano nuda di Dio. Uno studio preliminare sui miracoli, Edizioni G.B.U., Roma 1987), il suo più importante lavoro di apologetica, che la giovane filosofa Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe ebbe modo di criticare in un famoso incontro del Socratic Club, società di cui Lewis era allora presidente. Nell'anno successivo a questo dibattito Lewis prese la decisione di abbandonare la scrittura di carattere teologico, iniziando così il celebre romanzo The Lion, the Witch and the Wardrobe, prima delle sette storie che costituiranno la saga The Chronicles of Narnia, oramai al centro della letteratura e della cinematografia rivolta in prima istanza all'infanzia. Ma a cosa si deve questo passaggio, apparentemente così radicale?

Miracles è un testo che richiese una lunga e impegnativa elaborazione al suo autore. In esso Lewis definisce il naturalismo "quella dottrina per cui esiste soltanto la Natura, l'intero sistema interconnesso". Se questo è vero allora ogni cosa o evento finito deve essere spiegabile (in linea di principio) in termini di sistema totale: se si trovasse una sola eccezione sarebbe infatti la rovina del naturalismo; viceversa ogni cosa e ogni evento, se ne sapessimo abbastanza (e qui Lewis è consapevole delle scienze e dei loro progressi a venire), sarebbero assolutamente spiegabili (senza residui) come un prodotto necessario del sistema. 

Lewis elabora dunque una critica al naturalismo presentando in Miracles quello che poi è divenuto il celebre argomento 'a partire dalla ragione'. Tale argomento interroga la validità del pensiero: se infatti il naturalismo fosse vero, e pertanto il pensiero non fosse null'altro che l'esito di cause fisico/materiali, allora non vi sarebbe elemento alcuno per ritenere che la base del pensiero sia da ricercarsi in un fondamento razionale. Scrive Lewis: "Se i miei processi mentali sono determinati interamente dal moto degli atomi nel mio cervello, non ho ragioni per supporre vere le mie convinzioni… e quindi non ho ragioni per supporre il mio cervello composto di atomi" (Lewis qui afferma di non avere fatto ricorso prima a questo modo di procedere perché il concetto di materia è difficile: il guaio con gli atomi non consiste nel fatto che sono di materia – qualsiasi cosa voglia dire – ma che, presumibilmente, sono irrazionali, e se anche fossero razionali non generano le mie convinzioni ma portano a pensare sempre in un certo modo: le proprie convinzioni restano irrazionali). 

L'argomento presentato da Lewis, e che nel panorama filosofico è stato poi discusso e del quale sono state date differenti formulazioni, è certamente molto complesso; quello che è però interessante rilevare è l'osservazione che fece Anscombe e che portò ad una lettura più profonda nonché corretta del problema. 



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