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LETTURE/ La ricerca dei pagani e la "nostalgia" della creazione

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Quando tutta la realtà era disordinata, agitata in modo sregolato, il dio artefice la ridusse dal disordine all'ordine: "egli era buono, e in uno buono non nasce mai nessuna malevolenza per nessuna cosa; dunque, priva di questa, volle che tutte le cose divenissero simili a lui quanto potevano…Unendo l'intelligenza nell'anima e l'anima nel corpo fabbricò l'universo, affinché l'opera da lui compiuta fosse la più bella secondo natura e la più buona possibile. Dunque per Platone il kosmos, l'universo fabbricato dal dio, è bello e buono per volontà dell'artefice, che l'ha voluto simile a lui. Ma l'artefice non è creatore: agisce per benevolenza verso una realtà caotica, adattando un universo preesistente, che ancora non è kosmos, ad un modello di universo ideale. 

Nuovamente il passaggio dal disordine all'ordine è l'essenza del lungo racconto delle origini che apre il poema di Ovidio, il poeta latino nato prima di Cristo e morto già nell'era cristiana. Così descrive la realtà primordiale: "una rozza massa disordinata, e nulla all'infuori di un peso inerte ed elementi discordi ammucchiati insieme di cose malamente unite. Un dio o una natura migliore sanò questa discordia". La narrazione sviluppa tutti i passaggi, la divisione del cielo dalla terra, della terra dal mare, la formazione della sfera terrestre, il brillare delle stelle, il popolarsi di ogni luogo con i vari esseri viventi.  L'ultima realtà a nascere è l'uomo: "mancava ancora un vivente più sacro di questi e più capace di profondi pensieri e in grado di dominare su tutti gli altri: nacque l'uomo, sia che l'abbia fatto con seme divino quell'artefice, perché fosse l'inizio di un mondo migliore, sia che la nuova terra, da poco separata dal profondo etere, conservasse elementi della parentela celeste: il figlio di Giapeto (il titano del mito greco) mescolandola con acque pluviali, la foggiò a somiglianza degli dèi ordinatori, e mentre tutti gli altri esseri abbassano il capo a terra, diede all'uomo un viso rivolto in alto e ordinò che guardasse il cielo e levasse gli occhi alle stelle". Il fascinoso racconto mette in primo piano il mondo descritto e in secondo piano la questione dell'artefice: il poeta sembra mescolare, senza troppo esporsi, miti e teorie, forse anche reminiscenze di testi biblici diffusi in ambito pagano nella versione greca di Alessandria. Tuttavia l'immagine dello sviluppo armonico dell'universo e l'esaltante primato dell'uomo hanno per il lettore una profonda suggestione.



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