BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GIULIA DI BAROLO/ Qual è il "segreto" dei grandi cristiani torinesi?

Pubblicazione:

La cattedrale di San Giovanni Battista a Torino  La cattedrale di San Giovanni Battista a Torino

Le attività sono condotte secondo sperimentate procedure che assicurano efficacia all'intervento sociale, caritativo o educativo. In campo assistenziale e sanitario il Cottolengo pratica una strada analoga. 

Non c'è, dunque né occasionalità né improvvisazione nei santi, ma una lunga storia di fede intrecciata con una sapiente lettura dei tempi e con il coraggio di intraprendere strade nuove. 

Le giornate dedicate a far rivivere (e non solo ricordare) l'impegno religioso e civile della marchesa Giulia di Barolo – impegnata soprattutto sul fronte della protezione della donna e dell'educazione femminile, con una lungimiranza che risalta ancora a distanza di un secolo e mezzo – hanno inoltre offerto l'opportunità di oltrepassare la riflessione memorialistica, superando la tentazione di guardare con nostalgia al passato.  

Quali suggestioni scaturiscono da questi lontani eventi per chi vive nel XXI secolo? Il primo elemento da sottolineare è la capacità, come appena accennato, di interpretare la realtà dei tempi. Occuparsi dei bambini piccoli, dei giovani o delle donne carcerate o delle giovani pericolanti nei primi decenni dell'Ottocento non era scontato come può sembrare oggi. Si trattava di fasce di popolazione marginali e verso le quali non c'era un interesse pubblico nel senso che di solito oggi attribuiamo a questa espressione. Avviare iniziative in questi ambiti significava andare contro corrente e suscitare fatalmente qualche sospetto. 

Queste personalità, ben salde nella fede, non hanno, poi, timore di cogliere le potenzialità insite negli incipienti processi di modernizzazione, di tenerne conto e di valorizzarle: scuola, lavoro femminile, diffusione della stampa, tempo libero, la necessità di oltrepassare le consuete pratiche religiose, il tutto in funzione delle aspettative e dei bisogni dei ceti popolari. La società nella quale esse operano è percorsa da significativi mutamenti come l'irreversibile passaggio da una società di illetterati ad una fondata sulla lettura e scrittura e da una società ove l'ancora prevalente lavoro artigianale comincia a convivere con i primi processi di industrializzazione della città. 

Il bisogno di educazione, infine, percorre l'impegno ottocentesco dei cristiani torinesi (e non solo), vista come un processo umano globale e primordiale nel quale entrano in gioco e sono determinanti le strutture portanti dell'esistenza umana: la relazionalità e il bisogno di amore, la capacità di conoscere mediante il discernimento, l'esercizio della libertà in stretto rapporto con l'autorevolezza e la credibilità di quanti hanno il compito di educare. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.