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GIORNATA DELLA MEMORIA/ Levi e Vittorini: la storia non è una predica

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Auschwitz (Infophoto)  Auschwitz (Infophoto)

Siamo così semplici da permettere all'«esperienza» di scardinare il nostro saccente moralismo fino ad accorgerci di questo «non-uomo» che abita «in noi», di questo «no» tanto profondamente intriso nella stoffa della nostra umanità? di questa miseria che ci appartiene e quindi del bisogno di salvezza che ci urge?

«Noi non pensiamo che agli offesi. O uomini! O uomo! Appena vi sia l'offesa, subito noi siamo con chi è offeso, e diciamo che è l'uomo. Sangue? Ecco l'uomo. Lagrime? Ecco l'uomo. E chi ha offeso che cos'è? Mai pensiamo che anche lui sia l'uomo. Che cosa può essere d'altro? Davvero il lupo? Diciamo oggi: è il fascismo. Anzi: il nazifascismo. Ma che cosa significa che sia il fascismo? Vorrei vederlo fuori dell'uomo, il fascismo. Che cosa sarebbe? Che cosa farebbe? Potrebbe fare quello che fa se non fosse nell'uomo di poterlo fare? Vorrei vedere Hitler e i tedeschi suoi se quello che fanno non fosse nell'uomo di poterlo fare. Vorrei vederli a cercar di farlo. Togliete loro l'umana possibilità di farlo e poi dite loro: Avanti, fate. Che cosa farebbero? Un corno, dice mia nonna».



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COMMENTI
30/01/2014 - titolo (luisella martin)

Un bell'articolo il cui titolo è illuminante, avvertendoci da subito che non possiamo tenerci fuori dalla storia. Eppure lo facciamo spesso, subito "dopo" avere constatato il fallimento delle imprese di "altri", imprese che avevamo precedentemente esaltato. La tentazione di "fare la predica" non appartiene solo ai vincitori, ma anche ai vinti, a tutti gli uomini e quindi all'uomo. Penso alla nomea - che ci hanno attribuito i nostri alleati tedeschi - di essere un popolo traditore. Mi piacerebbe che si facessero trasmissioni televisive per educarci alla responsabilità; ho l'impressione che Rai-storia sia utilizzato più per fare prediche che non per educare alla storia.