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LETTURE/ Oasis, capire il Medio oriente quando la religione "fa politica"

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A un certo punto, dopo Brega e i centri petroliferi verso Sirte, cominciano a incendiare le abitazioni, a uccidere gli abitanti. Ci furono delle violenze, con l'ombrello della Nato, raccontate poco, e queste ci fanno capire le violenze di oggi, di un Paese incapace di darsi una propria coesione, nonostante la sua enorme ricchezza potenziale.

Alla Siria il numero di Oasis dedica ampio spazio. Io personalmente ne parlo con grande tristezza. Vedo che c'è un'intervista a Michel Kilo. L'ho potuto incontrare a Damasco durante la primavera del 2000. Credeva che Bashar Assad potesse portare una ventata di cambiamento non violento, ma non è stato così. In questo momento in Siria è il caos. Posso citare il caso della mia amica Razan Zeitune, di cui nessuno ha parlato: è un'avvocatessa per la difesa dei diritti umani in Siria, imprigionata più volte dal regime. Quando è sparita, all'inizio delle rivolte, tutti noi pensammo che la responsabilità fosse delle milizie di Asad. Oggi non sappiamo. Questo vi dà il senso della confusione, non sappiamo più di chi fidarci, non sappiamo chi sta con noi e chi ci venderà al nemico o a semplici banditi a caccia di taglie. Perché in un Paese in cui si è passati da un reddito di 500-600 dollari al mese a 5-6, tutto è possibile. Ti rapiscono per soldi, ti vendono.

Di fatto, ormai è nata un'area sunnita semi-indipendente tra Siria e Iraq, l'ho visto pochi giorni fa andando a Ramadi, in Iraq. Questo fatto, come altri elementi scaturiti dalle rivolte arabe, stanno scardinando gli equilibri creati dall'accordo Sykes-Picot del 1916. Per questo è necessaria un'attenzione costante per riuscire a comprendere tutti i fattori in campo.

In questo sono grato a Oasis per l'attenzione sui grandi fatti internazionali. Quando ho iniziato a lavorare come inviato da Israele, negli anni Ottanta, c'era un interesse molto più grande e una generosità più aperta verso questi temi. Ora è come se l'Italia fosse ripiegata su se stessa e sulla sua crisi. Mentre il sistema dei media tradizionali rischia di trascurare l'evolversi quotidiano delle dinamiche di questa regione calda del mondo, Oasis invita a riflettere su quanto avviene in Medio Oriente e sulle sue possibili ricadute anche nelle regioni circostanti.



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