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GLI ANNI SPEZZATI/ L'Ingegnere, così la borghesia "colta" ha tradito l'Italia

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Aldo Boni è Giorgio Venuti, l'Ingegnere de "Gli anni spezzati"  Aldo Boni è Giorgio Venuti, l'Ingegnere de "Gli anni spezzati"

A tutti gli italiani al di sotto dei cinquant'anni la fiction della Rai Gli anni spezzati restituisce il passato recente del Paese, che gli adulti, a partire dalla scuola assente, hanno paura di raccontare ai ragazzi. I quali sono informati, forse, di tutte le vittorie militari di Annibale in Italia durante la seconda guerra punica, ma nulla sanno degli anni della Repubblica. Ma offre un'occasione di ripensamento anche alle generazioni sopra i cinquant'anni, che si sono trovate a vario titolo coinvolte nella storia della sanguinosa guerra civile a bassa intensità che ha colpito il Paese per tutti gli anni 70. 

Diversamente dai tradizionali programmi televisivi dedicati alla storia, la fiction mette in primo piano la vicenda privata e familiare di singoli protagonisti  (il commissario, il giudice, l'ingegnere, identificabili rispettivamente con Luigi Calabresi, Mario Sossi, Carlo Ghiglieno (quest'ultimo immaginario), il primo e il terzo assassinati da gruppi della sinistra armata, il secondo sequestrato dalle Brigate rosse dal 18 aprile al 22 maggio del 1974), strettamente intrecciata con il contesto sociale e politico del Paese. 

"Gli anni spezzati", comunemente più noti come "anni di piombo", dischiudono il loro plumbeo orizzonte alla fine del 1969, incominciano a finire con la marcia dei 40mila della Fiat del 14 ottobre 1980, indetta dal Coordinamento dei capi e dei quadri Fiat, del quale fu leader Luigi Arisio, chiudono i battenti il 28 gennaio 1982 con la liberazione del generale americano James Lee Dozier, sequestrato dalle Br il 17 dicembre 1981. "Spezzati", perché la vita di centinaia di quadri di impresa, giudici, giornalisti, poliziotti, guardie carcerarie è stata brutalmente "spezzata", mentre quasi duemila persone sono state feriti, gambizzate, segnate psicologicamente. "Spezzati", perché il passaggio di alcuni frange dei movimenti del '68 alla lotta armata rappresenta una rottura culturale e politica rispetto allo stesso '68. 

Confluirono nella "contestazione globale" filoni culturali diversi. Nascevano dall'importazione in Europa dei movimenti americani dei primi anni 60; dal movimento tedesco del 1965, che, a sua volta, era una versione movimentista degli Jusos (Junge sozialisten) socialdemocratici; dal movimento cattolico di contestazione, nato dal Concilio Vaticano II, dalle comunità di base, da don Milani; dal sindacalismo rivoluzionario; dalle esperienze di lotta armata in America latina (Tupamaros, Montoneros, Farc, Don Camilo Torres, Che Guevara....); dalla sinistra comunista e marxista, di cui arrivarono nel '68 solo le sparute minoranze del marxismo critico (Korsch, Lukacs, Bloch, Benjamin…) e dell'operaismo (Asor Rosa, Tronti, Toni Negri). 

Fu la strage di Piazza Fontana a proporre con forza all'interno di alcune minoranze il tema della lotta armata. Le bombe di Piazza Fontana apparvero come l'unica risposta di cui il Potere fosse capace. Per i primi anni 70 furono le Br a detenere l'egemonia all'interno del movimento armato.



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COMMENTI
29/01/2014 - Da sempre una lotta che porta rinascita (claudia mazzola)

Certo che chi vuol vedere tutto nero ci riesce! Io ho visto le due puntate e sinceramente mi pare che il bene contrasti benissimo il male e vinca.

 
29/01/2014 - Già (luciano dario lupano)

Duemila anni di servaggio questuante basato su un'ignoranza diffusa pilotata ci hanno portato alla situazione attuale con una società cinica ed egoista che volente o nolente non ha mai fatto pacatamente i conti con la propria storia! E chi non è sereno ma soltanto ipocritamente fazioso non puo' avere che un futuro terribilmente precario.