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LETTURE/ Urbinati e Marzano, se "laicità positiva" vuol dire attaccare Cl

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Se, infine, nella visione di Scola si ritrova, secondo Marzano, «l'essenza del vecchio progetto politico cattolico di conquista della società liberale che accoglie la dimensione strumentale del liberalismo (economico e politico) ma cerca di neutralizzarne la filosofia dei diritti che, a partire da John Locke, attribuisce al giudizio individuale piena sovranità di scelta morale e religiosa» (p. 11), in che senso esercitare lockeanamente la libertà di scelta non deve significare anche avere la possibilità di scegliere liberamente l'educazione per i propri figli?

La risposta a questa domanda si trova nel saggio di Nadia Urbinati. Contestualmente a una valutazione positiva dell'emancipazione dello Stato dalla religione (avvenuta con l'Illuminismo), la professoressa della Columbia University ritiene, sulla scia di Charles Taylor, che oggi, nonostante la secolarizzazione, resta comunque una sorta di pluralismo religioso inevitabile che, lungi dall'aver neutralizzato il fattore religioso, obbliga lo Stato a dover tenere conto, in un'ottica di laicità positiva, della valenza pubblica (anche se non politica) delle religioni, come ha sostenuto l'ultimo John Rawls e oggi sostiene Jürgen Habermas.

Pur non rifiutando, come tale, il concetto di laicità positiva, la Urbinati perviene, tuttavia, a conclusioni che non fanno che rafforzare il ragionamento di Marzano: la «concezione postsecolare» del rapporto tra Stato e comunità religiose (secondo la quale il primo deve garantire uguali libertà pubbliche alle seconde) funzionerebbe solo in «una società che non ha una religione dominante, dove non ci sono omogeneità religiose di nessun tipo ma una sola omogeneità, quella democratica»; in società come quella italiana (caratterizzata dal prevalere di una confessione religiosa) condurrebbe, invece, «a un vero e proprio dominio della maggioranza» (p. 96).

Se applicata alla questione del crocefisso nelle aule scolastiche (come la stessa Urbinati fa nel suo saggio), questa concezione porta a sostenere che l'unico modo per salvaguardare il diritto di una minoranza religiosa che chiedesse di togliere il crocefisso da un'aula scolastica sia quello di violare il diritto della maggioranza a mantenerlo. La possibilità che la soluzione possa essere quella di non togliere il crocefisso e di consentire alle minoranze che ne facessero eventuale richiesta di esporre i propri simboli non viene nemmeno contemplata in nome dell'idea di partenza secondo la quale la laicità positiva, in Italia, non può funzionare, stante la condizione maggioritaria dei cattolici.

Mi chiedo a chi davvero gioverebbe, in Italia, il ritirarsi del cattolicesimo nella zona della coscienza individuale (che è la soluzione che Marzano auspica di fronte al rischio confessionalista paventato dalla Urbinati). 



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