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HESSEL & BEPPE GRILLO/ Saremo "governati" da un blog?

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La tesi fondamentale del sociologo italiano, che merita perlomeno di essere discussa, è che il M5S è il primo caso di movimento politico reale subordinato (a norma di statuto) a uno spazio virtuale, il blog beppegrillo.it. In altri termini, per Dal Lago siamo di fronte al caso inaudito di rappresentanti del popolo democraticamente eletti nelle varie istituzioni (comuni, regioni, parlamento) governati da un blog.

La cosa interessante del M5S è che tale situazione viene presentata dai due suoi leader Grillo e Casaleggio come normale e normativa in un futuro più o meno prossimo. Basta leggere il loro volume Siamo in guerra (Chiarelettere, 2011). La prospettiva è quella di un mondo che coinciderà sempre più con la rete – anzi, con la "Rete", nuova entità metafisica che prende il posto del vetusto "Essere". Entro al massimo vent'anni si prevede e si auspica la scomparsa dei giornali, delle televisioni e dei libri, nonché della distinzione tra chi "produce" l'informazione e chi ne "fruisce" (interessante la scelta dei verbi che tradisce una concezione dell'informazione come mero bene economico). La Rete inoltre realizzerà l'utopia della democrazia diretta, in quanto ogni cittadino potrà esprimersi su qualsiasi argomento e decidere in merito a leggi e nomine politiche con un semplice "clic". La guerra a cui si allude nel titolo è quella tra "noi" e "loro" (la casta politica oligarchica e gerontocratica) che fa di tutto per ritardare l'avvento della nuova era.

Ora, l'aspetto più inquietante di tale prospettiva sta nel fatto che essa è già in parte realizzata: oggi il M5S conta centinaia di eletti a livello locale e nazionale e incide profondamente nella politica nazionale. Un movimento politico reale prodotto da uno spazio virtuale, appunto. 

Le principali conseguenze politiche di ciò riguardano gli effetti sui soggetti politici, sulla loro psicologia. Grazie alla sua dimensione virtuale, dice Dal Lago, il M5S ha eliminato non solo sedi e funzionari ma anche manifestazioni, assemblee, incontri pubblici mutando di conseguenza "l'antropologia dei soggetti che fanno (o credono di fare) politica". I suoi militanti nessuno li conosce, se non quando sono eletti. Essi agiscono infatti in una nuova sfera politica virtuale: "la sfera pubblica, tradizionalmente associata alla visibilità, è mutata radicalmente". Una sfera pubblica in cui il contraddittorio è ininfluente, poiché o è neutralizzato dalla compresenza di migliaia di commenti o è ridotto al mero insulto. E che ruolo può giocare il dibattito laddove l'unica alternativa possibile è quella tra "noi" e gli "altri", tra il Bene e il Male, in una sfera pubblica in cui il prendere parola in pubblico, l'uno in presenza dell'altro, è sostituito da una "partecipazione pulviscolare, digitale e totalmente astratta"? 



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