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GLI ANNI SPEZZATI/ Da Calabresi a Mario Sossi, i "mandanti morali" sono ancora tra noi

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Luigi Calabresi (1937-1972) (Immagine d'archivio)  Luigi Calabresi (1937-1972) (Immagine d'archivio)

Aggressivo mai. Quanto a mettere in campo qualche trucco per vincere la ritrosia e la resistenza di chi non vuole rivelare tutto quello che sa, anche i bambini sanno che ciò fa parte dei metodi posti in atto persino dai genitori quando vogliono che i loro piccoli dicano la verità. L'aver detto a Pinelli: "Guardi che Valpreda ha parlato", non mi pare costituisca una violenza psicologica nei confronti del fermato. Se Pinelli è estraneo alla cosa, che può importargli se "Valpreda ha parlato"?  

 

Quanto in quegli anni si respirava il clima di "guerra" tra forze dell'ordine (e relativi dirigenti) e contestatori?

La cosiddetta "contestazione sessantottina" – non ostacolata dalla sinistra legalitaria – aveva sicuramente inasprito i rapporti tra dimostranti in piazza e forze dell'ordine. Scontri fisici erano all'ordine del giorno, specie nelle città con le grandi università. Era prevedibile, e normale, che polizia e carabinieri avrebbero reagito con la dovuta energia, specialmente quando gli aggressori tiravano ad uccidere, come fecero con il povero agente Annarumma, che ebbe il cranio fracassato da una spranga di ferro. Da considerare che era appena stata varata le legge che impediva alle forze di polizia di agire, in caso di reato, senza mandato dell'autorità giudiziaria. Prima di allora, un ladro, un aggressore, un violentatore venivano ammanettati e sbattuti in galera dalla polizia. Dopo di allora, più niente, se un magistrato non dà l'ordine. 

 

Cosa pensa di come è stato rappresentato l'episodio della morte di Pinelli?

È stato rappresentato nell'unica maniera possibile, se si intende restare dalla parte di chi rispetta la giustizia. Ricordo che, sulla tragica fine di Pinelli, la magistratura emise, nel tempo, quattro documenti: due requisitorie e due sentenze. Le due requisitorie e una delle due sentenze concludevano per il suicidio. L'ultima sentenza per l'ipotesi del malore, ovvero della caduta accidentale. Ovviamente, i cultori del mito del "commissario Cavalcioni", del "dottor Finestra", della "Morte accidentale di un anarchico" del Nobel Dario Fo, avranno sicuramente da ridire sul punto. 

 

Pinelli viene rappresentato come una sorta di anarchico "intellettuale", mite e amante dei libri. Cosa sappiamo davvero sul vero Pinelli?

È sufficiente rileggere l'ottimo libro di Piero Scaramucci Licia Pinelli. Una storia quasi soltanto mia, dedicato alla vedova dell'anarchico, pubblicato dalla Mondadori nell'82, per capire che sceneggiatori e registi della fiction non si sono discostati da quella dolorosa ma preziosa testimonianza.

 

Come pensa sia stato rappresentato il "mondo" della contestazione, gli ambienti della protesta?

Direi senza particolare animosità. Visto cosa accadde, visto a cosa portarono quei disordini para-rivoluzionari (e mi riferisco alle 450 vittime degli "anni di piombo", per non parlare dei mutilati, dei feriti e così via), sarebbe stato lecito anche presentare quel mondo per ciò che era: una giungla di dementi.

 

Ieri abbiamo visto Calabresi solo, abbandonato da colleghi e istituzioni dopo le accuse ricevute. Chi erano i veri nemici di Calabresi? Quali giornali e media puntarono il dito contro di lui?



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COMMENTI
10/01/2014 - Non capisco (gianni fiori)

Nell'intervista a Luciano Garibaldi, lo scrittore, che potremmo collocare all'estrema destra del Padre, per mettere in cattiva luce Giuseppe Pinelli fa riferimento in maniera alquanto criptica al libro di Piero Vigorelli "Licia Pinelli una storia quasi soltanto mia". Ma Garibaldi questo libro lo ha letto? Penso di no! Altrimenti non avrebbe fatto quella valutazione senza capo ne coda! Ma d'altronde da uno che beatifica Edgardo Sogno passando per le soldatesse di Mussolini che cosa ti aspetti… Perpetua et firma libertas

 
09/01/2014 - Chi rompe non paga e fa carriera se "progressista" (Carlo Cerofolini)

Visto come sono poi andate le cose (male) è proprio vero – come affermava Longanesi, se non erro – che in Italia chi rompe non paga e fa pure carriera, purché ovviamente sia un “progressista” (ndr).