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GLI ANNI SPEZZATI/ Da Calabresi a Mario Sossi, i "mandanti morali" sono ancora tra noi

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Luigi Calabresi (1937-1972) (Immagine d'archivio)  Luigi Calabresi (1937-1972) (Immagine d'archivio)

La colpa più grave delle istituzioni fu non avergli dato l'autorizzazione (o meglio, non avergli fornito il necessario e ovvio supporto, a cominciare da quello economico) quando lui chiese di poter querelare per diffamazione giornali e giornaloni, giornalisti e giornalistoni che continuavano ad insinuare gravissime calunnie sul suo conto. Fu autorizzato soltanto a querelare Lotta Continua, che su ogni numero lo additava come assassino di Pinelli, e fu lasciato solo ad affrontare le migliaia di fanatici che, ad ogni udienza, lo accoglievano con urla, insulti, scritte vergognose. Parliamoci chiaro: fossi stato io il questore dell'epoca, o anche il sottosegretario agli Interni, lo avrei personalmente accompagnato ad ogni udienza. Lasciato solo in quel modo, è chiaro che l'opinione pubblica non poté che farsi un'idea su di lui: è colpevole. Solo un giornalista ebbe il coraggio di scrivere che stavano perseguitando un innocente: Enzo Tortora, su La Nazione e Il Resto del Carlino. Riconosciuto dalle canaglie che assistevano al processo, fu pestato a sangue.

 

Lei non era tra i giornalisti che seguivano quelle udienze?

No, perché stavo a Genova, dov'ero caporedattore del Corriere Mercantile. Ma fin dal giorno dell'assassinio di Calabresi, non esitai a denunciare, con nomi e cognomi, i miei "colleghi" (pardon) che lo avevano sottoposto ad un autentico calvario, in un articolo che sparai in prima pagina con un titolo eloquente: "Mandanti morali". Quel pezzo l'ho riproposto nell'appendice del mio libro. E non per vantarmene. Ma perché vi sono indicati tutti quei personaggi. La stragrande maggioranza dei quali ricopre tutt'ora incarichi strapagati e percepisce pensioni dorate un po' dappertutto.

 

Un'ultima domanda che riguarda il finale di ieri: si può dire che la morte di Calabresi si sarebbe potuta evitare se fosse stato più "tutelato"?

Se avesse avuto una scorta armata, sicuramente il capo del cosiddetto "servizio d'ordine" milanese di Lotta Continua, cui facevano riferimento il killer Bompressi e l'autista Marino, non si sarebbe azzardato ad organizzare l'agguato. I lottacontinuisti erano dei cialtroni alla ricerca di un posto ben retribuito nei giornali e nelle televisioni dei più conclamati capitalisti cosiddetti "di destra". Non erano assolutamente in grado di agire, anche militarmente, come faranno, quattro anni dopo, le Brigate Rosse guidate da Mario Moretti il giorno dell'assassinio del procuratore generale di Genova Francesco Coco e dei due agenti della sua scorta. Meno che mai come farà il nucleo armato di via Fani con Aldo Moro e la scorta. 

 


(Lorenzo Torrisi)



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COMMENTI
10/01/2014 - Non capisco (gianni fiori)

Nell'intervista a Luciano Garibaldi, lo scrittore, che potremmo collocare all'estrema destra del Padre, per mettere in cattiva luce Giuseppe Pinelli fa riferimento in maniera alquanto criptica al libro di Piero Vigorelli "Licia Pinelli una storia quasi soltanto mia". Ma Garibaldi questo libro lo ha letto? Penso di no! Altrimenti non avrebbe fatto quella valutazione senza capo ne coda! Ma d'altronde da uno che beatifica Edgardo Sogno passando per le soldatesse di Mussolini che cosa ti aspetti… Perpetua et firma libertas

 
09/01/2014 - Chi rompe non paga e fa carriera se "progressista" (Carlo Cerofolini)

Visto come sono poi andate le cose (male) è proprio vero – come affermava Longanesi, se non erro – che in Italia chi rompe non paga e fa pure carriera, purché ovviamente sia un “progressista” (ndr).