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GRACE PALEY/ Il sogno americano visto da una figlia (russa) del Bronx

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David Gonzalez, Squeegee Kids (seisdelsur.com)  David Gonzalez, Squeegee Kids (seisdelsur.com)

Tutto parte dal linguaggio. Leggere un racconto della Paley, che talvolta può essere lungo solo tre o quattro pagine, significa osservare una scena (ad esempio l'attività in un giardinetto pubblico del Bronx) della quale la scrittrice illumina un particolare. Sotto quest'occhio di bue descrive con perizia degli elementi legati alla quotidianità, magari banali, che solo con quel linguaggio assumono un significato nuovo, proiettano il lettore dal particolare al generale, a una situazione più e ampia e al di sopra di ogni cosa, incomprensibile ai personaggi ma a quel punto chiara a chi legge. Gli scenari di cui parla non sono folclore ma quasi la conseguenza di un interesse antropologico, come forse aveva ben inteso A.S. Byatt nella sua introduzione alla seconda edizione di The Little Disturbances of Man, facendo riferimento ad altre autrici più quantitative che qualitative.

Il punto di forza narrativo non è l'azione, non c'è quasi mai azione in questi racconti, quanto piuttosto la conversazione tra i personaggi, spesso irlandesi, ebrei e neri che, attraverso le loro parole, raccontano una disperazione composta e senza pathos. Questo si accompagna alla frammentazione della frase, e quindi anche del pensiero. Non è il cosa scrive ma il come lo scrive. Alcune storie sembrano senza fine, forse anche senza inizio, ma tutte le tessere di questo mosaico sbagliato si risistemano sotto gli occhi del lettore con una potenza che sorprende. La stessa Paley ha motivato l'assenza di una trama come l'unico modo di dare una speranza alla storia e ai suoi personaggi di sopravvivere dopo l'ultima pagina, di continuare a vivere nell'immaginazione del lettore. Come darle torto?

Nonostante la bravura nell'osservare e l'abilità nel riportare, non fu mai insignita di nessun premio e mantenne salda la sua fede nella giustezza del racconto come forma letteraria ideale per descrivere la realtà come lei la vedeva. A nulla valsero i due anni impiegati nel tentativo di scrivere un romanzo (sotto contratto per Doubleday). Il racconto o la poesia (di cui scrisse alcune raccolte) rimasero i suoi validi strumenti di analisi della realtà circostante.

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