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LETTERA/ Borghesi: l'errore di opporre Benedetto e Francesco

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Joseph Ratzinger da cardinale, al tavolo di lavoro (Immagine d'archivio)  Joseph Ratzinger da cardinale, al tavolo di lavoro (Immagine d'archivio)

Come si può notare la mia visione non è Francesco contro Benedetto ma Francesco e Benedetto. Se Cascioli e Simone avessero letto i miei testi avrebbero evitato di scrivere ciò che hanno scritto. Poiché, evidentemente, ciò non è accaduto, Cascioli può appigliarsi alla conferenza di Padova  nella quale il sottoscritto «ha addirittura addebitato a Benedetto XVI la responsabilità morale di stragi e persecuzione dei cristiani nei paesi islamici a causa del famoso discorso di Ratisbona del 12 settembre 2006». Per Cascioli «obiettivo di Borghesi sono quelli che lui definisce "i teocon di ritorno" che hanno criticato Francesco per la sua presunta timidezza nei confronti dei terroristi islamici che hanno costretti i cristiani iracheni alla fuga. Secondo Borghesi, costoro avrebbero voluto che "il Papa dichiarasse guerra all'Islam"(…) e per dare più forza a questo giudizio, afferma letteralmente: "…Già Ratzinger, Benedetto, fece quell'errore…."». E qui Cascioli cita la stessa affermazione riportata da Simone commentando da par suo: «accusare papa Benedetto XVI di essere causa  diretta di uccisioni e persecuzioni di cristiani è una enormità sconcertante, e soprattutto un falso storico».

Che dire di fronte a ciò? E' vero che quando la diversità delle posizioni ideali si accentua il gioco si fa sporco. Non deve, però, superare certi limiti. Non tutto può essere tollerato. Simone e Cascioli nella loro foga fanno ciò che non devono fare: mischiano frasi che nel parlato si riferiscono a soggetti diversi, la prima a papa Benedetto, la seconda ai teocon che vogliono la guerra contro l'Islam. Nel primo caso il mio rilievo si riferiva all'unico limite presente nel discorso di Ratisbona, per il resto splendido: quello di aver citato, nel discorso dell'imperatore bizantino, il nome di Maometto, nome sacro a tutto l'Islam. La critica alla violenza religiosa poteva fare a meno, nel discorso non di un teologo o di un filosofo ma di un Papa, di quel dettaglio senza perdere in nulla la sua incisività. 

E' quanto osserverà, con grande lealtà, lo stesso Benedetto nella sua intervista Luce del mondo: «Avevo concepito quel discorso come una lezione strettamente accademica, senza rendermi conto che il discorso di un Papa non viene considerato dal punto di vista accademico ma politico». La mia critica era pertanto volta a quel dettaglio, inopportuno, e non certo al discorso di Ratisbona che resta un modello  di dialogo interreligioso fondato sulla ragione e non sulla violenza. 

Né mi sognavo di coinvolgere il Papa nella responsabilità della morte di cristiani in terra islamica. Questa morte, ed era il senso della frase che seguiva, era invece implicitamente richiesta proprio da coloro che in nome della fede chiedevano a gran voce, al suo successore Francesco, di proclamare la crociata, la guerra "religiosa" contro l'Islam. Chiedevano a Francesco quanto Benedetto, con Ratisbona, voleva evitare e superare: il conflitto politico-religioso. Per capire quanto affermavo nella sua giusta prospettiva bastava ascoltare le parole che seguivano, parole che Simone e Cascioli si guardano bene dal riportare. 



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COMMENTI
15/10/2014 - Grazie, Massimo (e pure al Sig. Mereghetti!) (Renato Pizzini)

Grazie, tantissimo, a tutti e due! A Massimo, se mai ce ne fosse bisogno, piacerebbe ricordare quello che diceva un... comune Amico: "Il peccato è sempre, sempre un venir meno di fronte alla realtà". Peccato (sic!) che vecchi amici non lo capiscano - o non... lo ricordino?. Al Sig. Mereghetti - se.... possibile - un "Grazie" ancora più sentito: il "Filo rosso" - o d'oro, faccia Lei, tanto per la Chiesa il ....rosso non è meno importante! - che unisce gli ultimi Papi ben può essere, a mio avviso, ricondotto su fino a Pio XII. Il primo Papa martire...."post mortem"(!). Per il resto, ahimè, sembra essere vero, "a contrario", quello che suggeriva in positivo Papa Francesco: se non si guarda il Crocifisso, non si capisce nulla, proprio nulla. Poi possiamo stare qui a ....pontificare (sic!) sulla rava e la fava: non mi sembra, affatto, né utile né necessario. Senza nulla a pretendere, eh? :-)

 
15/10/2014 - IL FUMO NEL TEMPIO (nicola mastronardi)

"Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio". PAOLO VI, 1972. "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". PAOLO VI, 1977

 
15/10/2014 - Ranher? (Claudio Baleani)

Non mi so decidere se fare lo spiritoso o parlare seriamente. Provo la seconda. Innanzitutto faccio osservare che la maggioranza del sacro collegio è costituito da persone di influenza teologica Balthasariana e che persino Schoenborn è stato fatto cardinale da Giovanni Paolo II, che con Rahner non aveva rapporti familiari. Inoltre faccio osservare che mi risulta che Giussani non si sia messo a contestare l'elezione di Paolo VI, benché gli amici del papa fossero tutti suoi avversari se non spudorati mentitori al riguardo del fondatore di CL. Quindi, in conformità all'insegnamento di Giussani, non c'è nessuna altra autorità apostolica se non in quella del papa regnante. Peraltro che papa Francesco sia in continuità con Benedetto lo vede anche un cieco, salvo che non si anteponga la miseria del nostra sensibilità che carica come un toro anche un innocuo "buona sera". L'espressione del papa: la chiesa è un ospedale da campo, d'altronde la dice lunga sul giudizio che il papa ha della natura salvifica della chiesa e sulla natura volta al peggio del mondo che corre dietro ai sogni lasciandosi dietro una montagna di morti e feriti. Compreso i supercattolici. Un po' di serenità non guasterebbe.

 
15/10/2014 - Non fare agli altri quello che non voresti fosse.. (Tiziano Villa)

fatto a te. Caro Borghesi, supponiamo che sia vero che Simone e Cascioli non hanno capito, o ben interpretato o letto fino in fondo o perfino un po' deformato quello che lei ha detto e scritto. Lei fa bene a chiarire, spiegare, mettere in guardia etc. dal travisare le sue affermazioni o usarle strumentale, per sottolineare ciò che afferma essere il senso dei suoi interventi, e che possiamo tutti condividere, cioè che i due Papi non sono in contrapposizione, ma in continuità (e suppongo anche con i loro predecessori, ognuno secondo il proprio mandato storico). Ma il suo pezzo finisce con il venenum in cauda in cui mette alla berlina i suoi supposti avversari di cui deduce con assoluta sicurezza che devono essersi riconosciuti nel ritratto degli iperzeloti reazionari etc. e chi più ne ha più ne metta, dove si demonizza l'interlocutore diventato il nemico ideologico interno. Questa chiusa indebolisce non poco la credibilità di ciò che viene prima. Si può essere o meno d'accordo, si può meritare una fraterna correzione, ma la caricatura dell'interlocutore è spesso significativo indizio che si soffre della riduzione ideologica attribuita agli altri.

 
15/10/2014 - Diverso è bello (CARLA VITES)

Quello che conta è non credere che tutto sia uguale a tutto, soprattutto nella Chiesa. E cogliere l'occasione, per rivedere cosa diceva Giussani. E si vedrà che non apparirà nemmeno più tanto peregrino Socci. In un'intervista rilasciata a Sicari, discutendo della mala accoglienza riservata a “La coscienza religiosa dell’uomo moderno” Giussani dice “Il giudizio che mi si attribuisce come totalmente negativo sull’epoca moderna è formulato, invece, dentro la positività della più profonda simpatia per tutto ciò che è più umano e viene tradito”. E ancora: ”E’ questo l’errore di molti uomini di Chiesa e di alcuni pastori: credere che il problema più importante sia quello di ‘migliorare’ la Chiesa di purificarla, di liberarsi dalle critiche. Ma il problema della Chiesa è quello di Cristo: portare il suo messaggio nella sua integrità della sua origine, nella sua ingenua interezza, nel ricondurre l’uomo alla verità di ogni suo desiderio. Bisogna che la Chiesa sveli all’uomo la verità del suo desiderio. Ed è soprattutto l’organizzazione di un certo tipo di cultura che permette di usare un bagaglio appartenente alla storia della fede a prescindere dalla vera natura dell’uomo”. E’ lo stesso Giussani durante un équipe del 1995 a esprimersi sul rahnerismo (oggi imperante nella cosiddetta chiesa di Francesco): “Per esso se dobbiamo vincere noi cristiani, dobbiamo morire, se vogliamo vincere, in realtà dobbiamo perdere”. inutile sottolineare a quale cardinale si riferiva...

 
15/10/2014 - Eh .. pare facile convincerli (Claudio Baleani)

Quest'estate stavo in vacanza quando viene pubblicata una nota critica di un negletto giornalista al pubblico noto come ipercattolico che criticava papa Francesco perché non avrebbe condannato l'ISIS. Allorché ho osservato che probabilmente l'ISIS delle condanne del papa non se ne cura e che Francesco ha detto espressamente che è consentito l'uso della forza per difendersi dai delinquenti, i miei amici co-vacanzieri mi hanno risposto che il papa deve dire la verità perché la verità ci farà liberi. Dunque, avrebbe dovuto scomunicare gli assassini islamici (?). Da questo ho capito che il dibattito sul papa e sul suo predecessore è ormai egemonizzato dalla cretineria. Dunque, caro Borghesi, tanti cari auguri.

 
15/10/2014 - UN GRAZIE GRANDE, GRANDISSIMO A BORGHESI (Gianni MEREGHETTI)

E' il mio un grazie a Borghesi che lungi dall'opporre Benedetto a Francesco mostra il filo rosso che sta tenendo uniti mai come in altri secoli i pontefici che si stanno succedendo nella seconda metà del Novecento. E Borghesi ci aiuta a capire le ragioni di questo percorso quanto mai interessante e che ha fatto della Chiesa una presenza viva capace di raggiungere le periferie dell'esistenza. Sono Pontefici diversi, ognuno con il suo timbro umano, con la sua forza culturale, ma tutti segnati dal carisma della Chiesa, il fatto di essere testimoni di quella presenza che è per l'uomo. Questo è il fascino cui Borghesi ci ha introdotto, il fascino della bellezza della Chiesa, e Benedetto come Francesco, come Giovanni Paolo, come Paolo VI, come Giovanni Paolo I, come Giovanni XXIII, come Pio XII sono testimoni dell'abbraccio di Cristo all'uomo. Polemiche insulse quelle che colpiscono Massimo Borghesi, polemiche di chi proietta su di lui una debolezza di fede e di umanità, polemiche su cui non val la pena spendersi oltre. Ciò che a tutti preme è che continui questo lavoro che Borghesi sta facendo per aprire il nostro sguardo alla vita affascinante della Chiesa oggi. UN GRAZIE SENTITISSIMO A MASSIMO BORGHESI!

 
15/10/2014 - commento (francesco taddei)

in questo momento non sono i neocon/teocon ad uccidere cristiani, ma bande armate in nome dell'islam. la soluzione cristiana a tutto ciò? difendetevi, ma senza armi. il papa ha spiegato il senso delle sue parole, i professori invece di una riflessione e quando serve di un riconoscimento di un errore, si attaccano fra loro per difendere la propria visione ad oltranza. conclusione? i cristiani perseguitati hanno formato una milizia e si sono uniti ai curdi. la realtà in quei posti è diversa da come appare a chi la guarda da uno studio universitario o da un balcone su una piazza piena di tifosi bianchi.

 
15/10/2014 - Mancanza di simpatia? (paolo canti)

caro Borghesi, non cadere nell'errore che fanno molti intellettuali di valore e cioè che sono sempre gli altri a non capire quello che volevi dire. Da quanto scrivi e dici ultimamente emerge sempre (forse in maniera non voluta) una posizione come quella che ti viene (un po' sbrigativamente?) addebitata. Di certo quando non c'è "simpatia" o amore dell'unità quello che prevale non è cercare il positivo o la verità nella posizione dell'altro ma andare su ciò che divide che è più facile ed appagante. Da questo non riesci a distaccartene neanche tu evocando parole un po' "datate" come iperzeloti o reazionari (manca solo il termine fascista) che scavano solo altri solchi non cercando di comprendere le motivazioni dell'"altro" (in cui un po' istintivamente mi riconosco). Abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle quando queste semplificazioni ci venivano scaricate addosso per evitare confronti e squalificarci. Forse siamo tutti un po' spaventati e non ci limitiamo ad ascoltare il Papa ma vogliamo trarre già le conclusioni stabilendo chi è contro e chi è a favore. A volte lei sembra più papista del Papa stesso e non gli fa un buon servizio.