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LETTERA/ Borghesi: l'errore di opporre Benedetto e Francesco

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Joseph Ratzinger da cardinale, al tavolo di lavoro (Immagine d'archivio)  Joseph Ratzinger da cardinale, al tavolo di lavoro (Immagine d'archivio)

Contro coloro che volevano e vogliono la guerra contro l'Islam si affermava che, in tal caso, «Ti fai forte della bandiera ma non ti curi minimamente poi della realtà di quelle persone che dici di voler difendere. Ma allora è solo un alibi ideologico, non una preoccupazione reale. Sono gli iperortodossi, i nuovi zeloti. Il pericolo per la Chiesa e per i cristiani negli anni 70 era la sinistra. Oggi il pericolo è a destra. Perché il mondo è totalmente cambiato e il pericolo non sta mai da una parte sola, cambia secondo la scena del mondo. Oggi gli iperzeloti sono quelli che, direbbe Péguy, ostacolano di più la comunicabilità della fede, quelli che chiudono le porte, quelli che mettono i doppi chiavistelli, quelli che si preoccupano dell'ortodossia al punto da fare lo screening ogni giorno al Papa, se è cattolico o non è cattolico, arrivando al ridicolo totale. Quelli attaccati ai valori non negoziabili non per se stessi, che sono giusti, ma perché permettono di sentirsi una parte eternamente in lotta. Se togliete loro il nemico non sanno più cosa fare. Si addormentano se non c'è il nemico. Quindi sono reazionari perché si muovono per "reazione" mentre la fede cristiana è positiva, è innanzitutto propositiva. Poi i nemici uno li incontra, perché non tutti gradiscono quanto proponi».

Sono queste parole, non c'è dubbio, dette a caldo nel pathos di una conferenza, e non l'inciso su Ratisbona che hanno mosso i nostri due critici ad accusarmi in modo palesemente non nobile, ignobile. Si sono evidentemente riconosciuti nel mio ritratto ed hanno pensato bene di colpirmi. Ci sono riusciti perché la stima e l'affetto che ho avuto e che ho per Ratzinger, da teologo e da Papa, ben documentati dai miei due volumi, non possono essere messi in discussione. Né piegati nella polvere di polemiche che non si sollevano dalla denigrazione e dall'insulto. Documento, se ne cercassimo ancora la prova, di un pensiero cristiano che non esiste più.



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COMMENTI
15/10/2014 - Grazie, Massimo (e pure al Sig. Mereghetti!) (Renato Pizzini)

Grazie, tantissimo, a tutti e due! A Massimo, se mai ce ne fosse bisogno, piacerebbe ricordare quello che diceva un... comune Amico: "Il peccato è sempre, sempre un venir meno di fronte alla realtà". Peccato (sic!) che vecchi amici non lo capiscano - o non... lo ricordino?. Al Sig. Mereghetti - se.... possibile - un "Grazie" ancora più sentito: il "Filo rosso" - o d'oro, faccia Lei, tanto per la Chiesa il ....rosso non è meno importante! - che unisce gli ultimi Papi ben può essere, a mio avviso, ricondotto su fino a Pio XII. Il primo Papa martire...."post mortem"(!). Per il resto, ahimè, sembra essere vero, "a contrario", quello che suggeriva in positivo Papa Francesco: se non si guarda il Crocifisso, non si capisce nulla, proprio nulla. Poi possiamo stare qui a ....pontificare (sic!) sulla rava e la fava: non mi sembra, affatto, né utile né necessario. Senza nulla a pretendere, eh? :-)

 
15/10/2014 - IL FUMO NEL TEMPIO (nicola mastronardi)

"Il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio... Si credeva che dopo il Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E' venuta invece una giornata di nuvole, di tempesta, di buio". PAOLO VI, 1972. "Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all'interno del cattolicesimo sembra talvolta predominare un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all'interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia". PAOLO VI, 1977

 
15/10/2014 - Ranher? (Claudio Baleani)

Non mi so decidere se fare lo spiritoso o parlare seriamente. Provo la seconda. Innanzitutto faccio osservare che la maggioranza del sacro collegio è costituito da persone di influenza teologica Balthasariana e che persino Schoenborn è stato fatto cardinale da Giovanni Paolo II, che con Rahner non aveva rapporti familiari. Inoltre faccio osservare che mi risulta che Giussani non si sia messo a contestare l'elezione di Paolo VI, benché gli amici del papa fossero tutti suoi avversari se non spudorati mentitori al riguardo del fondatore di CL. Quindi, in conformità all'insegnamento di Giussani, non c'è nessuna altra autorità apostolica se non in quella del papa regnante. Peraltro che papa Francesco sia in continuità con Benedetto lo vede anche un cieco, salvo che non si anteponga la miseria del nostra sensibilità che carica come un toro anche un innocuo "buona sera". L'espressione del papa: la chiesa è un ospedale da campo, d'altronde la dice lunga sul giudizio che il papa ha della natura salvifica della chiesa e sulla natura volta al peggio del mondo che corre dietro ai sogni lasciandosi dietro una montagna di morti e feriti. Compreso i supercattolici. Un po' di serenità non guasterebbe.

 
15/10/2014 - Non fare agli altri quello che non voresti fosse.. (Tiziano Villa)

fatto a te. Caro Borghesi, supponiamo che sia vero che Simone e Cascioli non hanno capito, o ben interpretato o letto fino in fondo o perfino un po' deformato quello che lei ha detto e scritto. Lei fa bene a chiarire, spiegare, mettere in guardia etc. dal travisare le sue affermazioni o usarle strumentale, per sottolineare ciò che afferma essere il senso dei suoi interventi, e che possiamo tutti condividere, cioè che i due Papi non sono in contrapposizione, ma in continuità (e suppongo anche con i loro predecessori, ognuno secondo il proprio mandato storico). Ma il suo pezzo finisce con il venenum in cauda in cui mette alla berlina i suoi supposti avversari di cui deduce con assoluta sicurezza che devono essersi riconosciuti nel ritratto degli iperzeloti reazionari etc. e chi più ne ha più ne metta, dove si demonizza l'interlocutore diventato il nemico ideologico interno. Questa chiusa indebolisce non poco la credibilità di ciò che viene prima. Si può essere o meno d'accordo, si può meritare una fraterna correzione, ma la caricatura dell'interlocutore è spesso significativo indizio che si soffre della riduzione ideologica attribuita agli altri.

 
15/10/2014 - Diverso è bello (CARLA VITES)

Quello che conta è non credere che tutto sia uguale a tutto, soprattutto nella Chiesa. E cogliere l'occasione, per rivedere cosa diceva Giussani. E si vedrà che non apparirà nemmeno più tanto peregrino Socci. In un'intervista rilasciata a Sicari, discutendo della mala accoglienza riservata a “La coscienza religiosa dell’uomo moderno” Giussani dice “Il giudizio che mi si attribuisce come totalmente negativo sull’epoca moderna è formulato, invece, dentro la positività della più profonda simpatia per tutto ciò che è più umano e viene tradito”. E ancora: ”E’ questo l’errore di molti uomini di Chiesa e di alcuni pastori: credere che il problema più importante sia quello di ‘migliorare’ la Chiesa di purificarla, di liberarsi dalle critiche. Ma il problema della Chiesa è quello di Cristo: portare il suo messaggio nella sua integrità della sua origine, nella sua ingenua interezza, nel ricondurre l’uomo alla verità di ogni suo desiderio. Bisogna che la Chiesa sveli all’uomo la verità del suo desiderio. Ed è soprattutto l’organizzazione di un certo tipo di cultura che permette di usare un bagaglio appartenente alla storia della fede a prescindere dalla vera natura dell’uomo”. E’ lo stesso Giussani durante un équipe del 1995 a esprimersi sul rahnerismo (oggi imperante nella cosiddetta chiesa di Francesco): “Per esso se dobbiamo vincere noi cristiani, dobbiamo morire, se vogliamo vincere, in realtà dobbiamo perdere”. inutile sottolineare a quale cardinale si riferiva...

 
15/10/2014 - Eh .. pare facile convincerli (Claudio Baleani)

Quest'estate stavo in vacanza quando viene pubblicata una nota critica di un negletto giornalista al pubblico noto come ipercattolico che criticava papa Francesco perché non avrebbe condannato l'ISIS. Allorché ho osservato che probabilmente l'ISIS delle condanne del papa non se ne cura e che Francesco ha detto espressamente che è consentito l'uso della forza per difendersi dai delinquenti, i miei amici co-vacanzieri mi hanno risposto che il papa deve dire la verità perché la verità ci farà liberi. Dunque, avrebbe dovuto scomunicare gli assassini islamici (?). Da questo ho capito che il dibattito sul papa e sul suo predecessore è ormai egemonizzato dalla cretineria. Dunque, caro Borghesi, tanti cari auguri.

 
15/10/2014 - UN GRAZIE GRANDE, GRANDISSIMO A BORGHESI (Gianni MEREGHETTI)

E' il mio un grazie a Borghesi che lungi dall'opporre Benedetto a Francesco mostra il filo rosso che sta tenendo uniti mai come in altri secoli i pontefici che si stanno succedendo nella seconda metà del Novecento. E Borghesi ci aiuta a capire le ragioni di questo percorso quanto mai interessante e che ha fatto della Chiesa una presenza viva capace di raggiungere le periferie dell'esistenza. Sono Pontefici diversi, ognuno con il suo timbro umano, con la sua forza culturale, ma tutti segnati dal carisma della Chiesa, il fatto di essere testimoni di quella presenza che è per l'uomo. Questo è il fascino cui Borghesi ci ha introdotto, il fascino della bellezza della Chiesa, e Benedetto come Francesco, come Giovanni Paolo, come Paolo VI, come Giovanni Paolo I, come Giovanni XXIII, come Pio XII sono testimoni dell'abbraccio di Cristo all'uomo. Polemiche insulse quelle che colpiscono Massimo Borghesi, polemiche di chi proietta su di lui una debolezza di fede e di umanità, polemiche su cui non val la pena spendersi oltre. Ciò che a tutti preme è che continui questo lavoro che Borghesi sta facendo per aprire il nostro sguardo alla vita affascinante della Chiesa oggi. UN GRAZIE SENTITISSIMO A MASSIMO BORGHESI!

 
15/10/2014 - commento (francesco taddei)

in questo momento non sono i neocon/teocon ad uccidere cristiani, ma bande armate in nome dell'islam. la soluzione cristiana a tutto ciò? difendetevi, ma senza armi. il papa ha spiegato il senso delle sue parole, i professori invece di una riflessione e quando serve di un riconoscimento di un errore, si attaccano fra loro per difendere la propria visione ad oltranza. conclusione? i cristiani perseguitati hanno formato una milizia e si sono uniti ai curdi. la realtà in quei posti è diversa da come appare a chi la guarda da uno studio universitario o da un balcone su una piazza piena di tifosi bianchi.

 
15/10/2014 - Mancanza di simpatia? (paolo canti)

caro Borghesi, non cadere nell'errore che fanno molti intellettuali di valore e cioè che sono sempre gli altri a non capire quello che volevi dire. Da quanto scrivi e dici ultimamente emerge sempre (forse in maniera non voluta) una posizione come quella che ti viene (un po' sbrigativamente?) addebitata. Di certo quando non c'è "simpatia" o amore dell'unità quello che prevale non è cercare il positivo o la verità nella posizione dell'altro ma andare su ciò che divide che è più facile ed appagante. Da questo non riesci a distaccartene neanche tu evocando parole un po' "datate" come iperzeloti o reazionari (manca solo il termine fascista) che scavano solo altri solchi non cercando di comprendere le motivazioni dell'"altro" (in cui un po' istintivamente mi riconosco). Abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle quando queste semplificazioni ci venivano scaricate addosso per evitare confronti e squalificarci. Forse siamo tutti un po' spaventati e non ci limitiamo ad ascoltare il Papa ma vogliamo trarre già le conclusioni stabilendo chi è contro e chi è a favore. A volte lei sembra più papista del Papa stesso e non gli fa un buon servizio.