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PAOLO VI/ Da san Tommaso alle Br, le sfide di un grande riformatore

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Paolo VI (papa dal 1963 al 1978) (Immagine d'archivio)  Paolo VI (papa dal 1963 al 1978) (Immagine d'archivio)

Tra loro discutono di come sostenere la pace in un mondo diviso in blocchi ideologicamente contrapposti, del problema dei preti operai, della necessità di eliminare dalla liturgia cattolica del venerdì santo l'espressione, inopportuna e inesatta, "perfidi giudei". 

Durante il periodo milanese, come arcivescovo, scrive una serie di Lettere pastorali — ne segnalo alcune: Sul senso religioso (1957), Sul senso morale (1961) — nelle quali analizza il percorso del formarsi della coscienza sociale, morale, religiosa, che prima riferisce la legge alla società ("l'ha detto la mamma"), poi a se stessa ("io lo devo") fino a riconoscere che la legge trascende la coscienza e rimanda ad un Legislatore, per cui si comprende che il male non è solo un'offesa alla legge ma al Legislatore, non solo una colpa, ma un peccato. Convinto europeista, consapevole della necessità di non separare  ma di unire i popoli, Montini nel 1958 sale all'Alpe Motta di Campodolcino (Sondrio) a 2000 metri di quota, al centro idrografico del continente, per inaugurare e benedire una grande statua di Maria, dedicata a Nostra Signora d'Europa, coinvolgendo in questa iniziativa anche Robert Schuman e Konrad Adenauer, che, con Alcide De Gasperi, sono i fondatori dell'unità del continente.

Come pontefice scrive diverse Lettere encicliche, ricordo le più discusse: la Populorum progressio (1967) e la Humanae vitae (1968). Nella prima, superando ogni prospettiva liberistica o socialista, mette al centro delle relazioni sociali non l'individuo o lo Stato ma la persona, e delinea quella "civiltà dell'amore" che va oltre la giustizia, e non usa nemmeno l'espressione cristianità, per comprendere tutti gli uomini di buona volontà a qualunque cultura appartengano. Durante il Concilio Vaticano II ci furono diverse pressioni perché si intervenisse anche sui problemi della vita matrimoniale. Paolo VI, che aveva ben chiara la nozione teologica fondamentale, secondo cui il Papa non è il "Vicario della Chiesa", ma il "Vicario di Cristo", si riserva quella delicata questione, che risolve con la Humanae vitae riaffermando la santità del vincolo coniugale.

La vita del pontefice si conclude il 6 agosto 1978, poco dopo l'assassinio di Aldo Moro, il 9 maggio 1978, da parte delle Brigate rosse, a seguito di un sequestro di 55 giorni, durante il quale il pontefice era intervenuto più volte ed anche con una lettera indirizzata "Agli uomini delle Brigate Rosse". Proprio Aldo Moro era stato la testimonianza vivente della vocazione temporale del cristiano e dell'autonomia del laicato cattolico, che Montini aveva sempre sostenuto, distinguendo e correlando democrazia e cristianesimo, ragione e fede.



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