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LETTURE/ Da Plotino a Jung, quanto interesse per gli gnostici di Nag Hammadi

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Il sito di Nag Hammadi in Egitto (Immagine d'archivio)  Il sito di Nag Hammadi in Egitto (Immagine d'archivio)

In effetti fino a quando l'ignaro contadino egiziano non li riportò alla luce, degli gnostici si sapeva soltanto quello che ne dicevano gli avversari: fonti cristiane e pagane che avevano orrore di un movimento religioso proteiforme, insidioso, mimetico, che poteva annidarsi nel cuore di un sistema teologico e filosofico allotrio, sfruttarne le impalcature istituzionali, svuotarne le scritture e sostituirvi il mito. Ora finalmente tornavano a parlare per bocca propria. Basti un esempio. Nel 245, diciassette secoli esatti prima della scoperta di Muhammad, il più grande filosofo greco dell'epoca imperiale, Plotino, ha da poco aperto la propria scuola. A sentirlo parlare di Platone si raccoglie un pubblico variegato: Porfirio, il suo biografo, ricorda anche «molti cristiani» e «altri» che definisce «settari» (letteralmente «eretici»). Per decenni Plotino li accolse tra i suoi discepoli, benché criticassero pesantemente Platone, l'autorità somma della scuola, e nonostante le profonde diversità di vedute nel concepire la realtà divina. Poi un giorno passò alla resa dei conti: scrisse di suo pugno un intero trattato «contro gli Gnostici» (Enneadi II 9) e chiese ad altri suoi adepti, tra cui Porfirio stesso, di demolire altri scritti di quel gruppo.

 Tra i bersagli colpiti Porfirio menziona esplicitamente certe «apocalissi» gnostiche, tra cui quelle di «Zostriano» e di «Allogene», confutate con vigore dai neoplatonici e poi perdute per sempre. Ma la storia talvolta riemerge. E questa volta è riemersa a Nag Hammadi. Quale sorpresa nel trovare tra i manoscritti di Muhammad proprio Zostriano (codice VIII) e proprio Allogene (codice XI). Gli intrecci tra platonismo, gnosticismo e cristianesimo sono tornati così a interrogare gli storici. Molto rimane ancora da chiarire (che ci fa nel codice VI un estratto della Repubblica di Platone?), e a occuparsene dovrebbe anche essere il grecista: perché ragioni filologiche difficilmente controvertibili indicano che quei testi furono composti in greco, e solo più tardi tradotti in copto, come l'apocalisse di Zostriano che disgustava Plotino. Potrà forse sembrare provocatorio: ma la biblioteca di Nag Hammadi appartiene alla grecità.

Da ultimo una domanda: che fine fece Muhammad? Pare che per vendicare l'assassinio del padre tese un agguato al colpevole: lo uccise, gli strappò il cuore e lo divorò. Ma possiamo escludere che avesse letto i libri della grotta. I quali peraltro potranno suscitare ben più sagge reazioni. Ne suggeriamo una: dopo aver letto gli gnostici, leggere Luciano. Un contemporaneo che seppe affrontare la stessa «epoca di angoscia» senza le illusionistiche scorciatoie di una rivelazione.

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