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LETTURE/ Varlam Šalamov, 17 anni nel gulag: o vivere o scrivere

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Varlam Shalamov (1907-1982) in una foto di B. Lesnyak (da http://shalamov.ru)  Varlam Shalamov (1907-1982) in una foto di B. Lesnyak (da http://shalamov.ru)

La rinuncia alla verità, l'accettazione del compromesso, fa sì che il detenuto rinneghi la propria umanità e accetti la vittoria del lager. Un brano del racconto L'ingegner Kisel?v evidenzia con chiarezza la posizione dell'autore: «Nel lager ci sono molte cose che l'uomo non dovrebbe mai vedere. Ma vedere il fondo più oscuro della vita non è ancora la cosa peggiore. La cosa peggiore è quando l'uomo comincia a sentire questo fondo oscuro — e per sempre — come parte della propria vita, quando informa i propri criteri morali all'esperienza del lager, quando la morale dei malavitosi viene applicata alla propria vita di "libero". Quando la ragione dell'uomo non si limita più a giustificare questi sentimenti del lager, ma si è ormai messa al loro servizio. Conosco molti intellettuali — e non solo degli intellettuali — che hanno assunto i propri criteri malavitosi come confini, di un'etica segreta che li guida nella loro vita libera. Nella battaglia che ha opposto queste persone al lager, è stato il lager a riportare la vittoria». 

Vivere o scrivere. Varlam Šalamov ripercorre dunque le tappe fondamentali della biografia dello scrittore, proponendo brani delle sue opere, testimonianze fotografiche e documenti provenienti dal Garf, l'archivio di Stato della Federazione Russa, e dall'archivio di Memorial Mosca. La mostra rimarrà a Brescia fino al 7 novembre, per poi trovare ospitalità presso l'Università degli Studi di Milano (dal 13 al 27 novembre), inserendosi anche all'interno delle iniziative promosse da Bookcity. Durante i mesi di dicembre e di gennaio verrà infine accolta dalle Università di Parma e di Verona. La mostra, inaugurata per la prima volta nel 2012 in lingua tedesca presso la Literaturhaus di Berlino e portata poi nel 2013 alla Biblioteca del Klementinum di Praga, è stata fortemente voluta da Memorial Italia, che desidera così riproporre anche al pubblico italiano una delle voci più lucide e audaci della letteratura russa del XX secolo. E proprio oggi, in un momento in cui la memoria sembra sempre più essere travisata, ritoccata e piegata ai bisogni della propaganda, la testimonianza asciutta e oggettiva di Šalamov dimostra quanto sia necessario tornare alla purezza della narrazione e del ricordo, alla sua forma più scarna, ma per questo anche più vera.



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COMMENTI
05/11/2014 - Lager (luisella martin)

L'articolo mi ha portato a desiderare di leggere il libro di Salamov. Convinti di essere liberi, quanti lager invece abitiamo?