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LETTURE/ Reyhaneh, lo Stato non può uccidere il cuore

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Reyhaneh Jabbari, giustiziata in Iran (Immagine d'archivio)  Reyhaneh Jabbari, giustiziata in Iran (Immagine d'archivio)

Eppure sono esseri umani, così fulgide nelle loro umanità che danno esempio. Il possesso più abietto, quello che uccide e imprigiona, non toglie loro la libertà; non dimentichiamo Asia Bibi, anche lei condannata a morte. O le donne yazide o le ragazzine cristiane rapite.

Da ogni angolo del mondo si levano i lamenti delle donne. La loro bellezza viene ogni momento calpestata, rinnegata, abusata. Ma ogni volta che viene colpita una donna, la vittoria della morte è doppia: in ogni donna c'è una madre, si uccide con lei la vita che porterà. La donna è il custode della vita; dalla Venere Steatopigica in poi, cioè dalla culla della civiltà umana, nella madre si adora, si ama la vita, il suo creatore e l'essere creato. La donna-madre contiene in sé l'idea del futuro, ma anche è segno di un Oltre misterioso e oscuro a cui la vita attinge e vi ritorna.

Un mondo che odia le donne è pericoloso in sé, è autodistruttivo, è mortifero e dannato. Una società, una cultura religiosa, un regime che punisce e teme la bellezza (quella delle donne, ma anche dell'arte) è portatore di morte e contiene il seme del male. E se ne sta spargendo in ogni dove, apriamo gli occhi. Abusare di una donna significa rubare, rapinare l'amore che contiene: distruggerlo. Ogni stupro è una distruzione, è come sradicare una sequoia millenaria, abbattere un palazzo, una Cattedrale. 

"Il mondo non ci ama. Non voleva il mio destino. E adesso sto cedendo e sto abbracciando la morte". Ancora le parole di Reyhaneh, profetiche.

Eppure lei è pronta a dare tutto: se non ha potuto generare figli, vuole dare il suo corpo, occhi, cuore, ossa, perché la vita resti! Osa sperare, nonostante tutto!

E chiama la madre, la culla della sua carne, perché del suo stesso corpo Reyhaneh ha pietà, non vuole che marcisca, non ha ceduto alla depravazione, non è stata piegata. Possiede l'intuito sacro che ogni corpo innocente è per una purità eterna.

Lei è davvero una donna: che bella!

Pur essendo musulmana condannata da un tribunale religioso, lei crede, anzi sa, che Dio è giusto. Proclama una giustizia "nell'altro mondo".

Guardiamoci in faccia: l'altro mondo è una utopia per gli innocenti sfortunati o una realtà incombente? Reyhaneh sarà delusa e diventerà polvere oppure...? Quella alternativa è terribilmente inquietante. Niente affatto consolatoria.

Così come lo è la lettera che lei ci ha lasciato: non chiede vendetta, sa che non ha ottenuto giustizia, che nessun riscatto postumo le restituirà ciò che le hanno tolto: tutto.

La sua lettera serva a me, a te, a mio figlio, a tua figlia.

Che sappiano in che mondo viviamo, il respiro del male e la sconfitta del bene. Il lupo che mangia Cappuccetto Rosso ci attende all'angolo e ci può (realmente) divorare. 

Ci sarà davvero il Cacciatore?



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