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ARTE/ La libertà sta nel volto: il realismo "timido" di Burnand

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Le dieci vergini della parabola evangelica viste da E. Burnand (Immagine d'archivio)  Le dieci vergini della parabola evangelica viste da E. Burnand (Immagine d'archivio)

Prendiamo ad esempio la parabola della moneta smarrita: "Quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta. Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte" (Lc 15,8-10). Nella storia dell'arte questo breve racconto di Gesù è stato utilizzato soprattutto come spunto per una scena di genere: una massaia che mette in subbuglio le proprie stanze per cercare qualcosa che ha perso. Una porzione di vita casalinga, spoglia di qualunque riferimento alla gioia che Dio prova nel riaccogliere il peccatore. Così la vedono non solo i pittori olandesi del '600, che per loro natura tendono a trasformare quasi ogni soggetto in una scena di genere, ma anche pittori più moderni come John Everett Millais e James Tissot. Burnand, invece, si comporta diversamente. Preferisce immortalare un altro passo della parabola: quello della gioia per il ritrovamento. E così raffigura la protagonista sul terrazzo, intenta a mostrare alle vicine la moneta recuperata. Tutte le sue attenzioni, in particolare, sono dirette al volto: la donna è inequivocabilmente stanca, la ricerca dell'oggetto perduto le è costata molta fatica, ma al tempo stesso è piena di soddisfazione e non riesce a trattenere la gioia che ha nel cuore.

Per quanto riguarda i registri espressivi, Burnand sceglie di volta in volta il più adatto al significato della parabola. Stilisticamente si muove all'interno di un realismo sobrio, a tratti un po' timido. I modelli ai quali guarda sono soprattutto Millet e Segantini, ma non mancano le sorprese. La rappresentazione di una delle vergini stolte, ad esempio, ricorda da vicino Dante Gabriel Rossetti, mentre il volto del ricco epulone, nella sua resa quasi caricaturale, tradisce l'influenza di Honoré Daumier.

Nelle parabole narrate attraverso la sequenza di più illustrazioni, Burnand punta molto sul montaggio, sugli effetti che possono nascere dall'accostamento di scene di intonazione diversa. Un esempio è quello della vicenda del ricco stolto: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio" (Lc 12, 16-21). 



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COMMENTI
04/10/2014 - Un articolo davvero bello (Giuseppe Crippa)

Vorrei ringraziare Francesco Baccanelli per questa sua presentazione – tanto profonda quanto chiara - dell’opera di Burnand (ovviamente conoscevo soltanto il suo capolavoro…). Mi auguro che Baccanelli torni presto a presentarci altri artisti noti al grande pubblico soltanto per un quadro: contributi come il suo arricchiscono la lettura del giornale nel riposo del fine settimana.