BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

ARTE/ La libertà sta nel volto: il realismo "timido" di Burnand

Pubblicazione:

Le dieci vergini della parabola evangelica viste da E. Burnand (Immagine d'archivio)  Le dieci vergini della parabola evangelica viste da E. Burnand (Immagine d'archivio)

Il testo viene riassunto in due illustrazioni. La prima rappresenta l'uomo seduto allo scrittoio. Ha il volto arrogante, l'espressione di sfida. Sta contando il proprio denaro e, tra un sacchetto di monete e l'altro, si perde a fantasticare un futuro all'insegna del divertimento. L'anta della finestra è chiusa: sente di non aver bisogno di nessuno, è convinto che la ricchezza che si è creato gli basterà per tutto il resto della vita. La seconda illustrazione invece, con estrema sintesi, rappresenta l'uomo a letto, di notte, mentre esala l'ultimo respiro. Il significato dell'intera parabola Burnand, più che alle due illustrazioni, lo affida alla loro contrapposizione, alla frattura che si crea tra lo sciocco ottimismo della prima scena e la cruda realtà della seconda. In questo modo, oltre che un efficace commento visivo al racconto, ottiene anche una sorta di memento mori.

Le parabole di Gesù, per la profondità e la bellezza delle immagini che contengono, possiedono un'evidente dimensione figurativa fin dal loro testo. Per un artista questa dimensione è, al tempo stesso, un aiuto e un problema. Un aiuto perché offre un vasto e prezioso repertorio di situazioni. Un problema perché è difficile aggiungere qualcosa di nuovo alle immagini utilizzate, così perfette nella loro essenzialità.

Burnand si ritaglia uno spazio personale a livello iconografico: in alcuni casi inventa soluzioni completamente inedite, in altri combina tra loro modelli compositivi differenti, in altri ancora rilegge a proprio modo opere del passato. Il tutto, sempre, nel rispetto del significato centrale delle parabole. Burnand mette la verità della propria arte davanti a se stesso. Preferisce soffermarsi sul messaggio del Vangelo, anziché stravolgere il tessuto narrativo con elementi di propria invenzione. È consapevole che le parabole, pur ascoltate, lette e meditate migliaia di volte, conservano sempre qualcosa di straordinariamente vivo e attuale. Tutte le epoche hanno ricchi stolti, farisei che si credono giusti e perfetti, tralci che non portano frutto. E tutte le epoche – sembrano suggerirci le splendide illustrazioni dedicate alla parabola del figlio prodigo – hanno un Padre misericordioso pronto a gettarsi incontro ai figli scapestrati che tornano verso casa.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
04/10/2014 - Un articolo davvero bello (Giuseppe Crippa)

Vorrei ringraziare Francesco Baccanelli per questa sua presentazione – tanto profonda quanto chiara - dell’opera di Burnand (ovviamente conoscevo soltanto il suo capolavoro…). Mi auguro che Baccanelli torni presto a presentarci altri artisti noti al grande pubblico soltanto per un quadro: contributi come il suo arricchiscono la lettura del giornale nel riposo del fine settimana.