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LUGLIO '43/ La capitolazione mancata, ultimo "servizio" dei Savoia all'Italia

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S'intitola Dittatura e Monarchia. L'Italia tra le due guerre ed è sicuramente da intendersi come un libro fondamentale per comprendere cosa sia stato il ventennio fascista e quanto abbia pesato sulla nostra storia. Un libro che viene ad aggiungersi alle tre opere storiche più importanti dedicate all'"infausto" (ma anche al "mitico") ventennio, e che recano le firme di Renzo De Felice, di Sergio Romano e dell'accoppiata Montanelli-Cervi. Stiamo parlando della più recente opera storica di Domenico Fisichella, docente universitario di lungo corso, Medaglia d'Oro ai benemeriti della cultura, della scuola e dell'arte, già ministro per i Beni culturali e ambientali e vicepresidente del Senato per dieci anni. Il privilegio di aver pubblicato quest'opera se lo è assicurato Carocci editore, di cui Fisichella è sicuramente l'autore più prestigioso. Poiché sarebbe troppo difficile realizzare una sintesi panoramica dell'opera, preferiamo soffermarci su alcune delle tappe e degli episodi più significativi della lunga marcia mussoliniana sull'Italia (dopo la breve marcia su Roma) così come sono stati inquadrati e storicizzati da Fisichella.

L'Aventino e la dittatura. Il libro descrive in maniera approfondita i drammatici eventi che seguirono l'assassinio di Giacomo Matteotti ad opera di una squadraccia fascista nel '24. I deputati della sinistra, in segno di disprezzo verso i fascisti, rifiutarono di partecipare alle sedute della Camera (come facevano, ai tempi di Roma antica, gli oppositori che si ritiravano sull'Aventino). Ecco il giudizio di Fisichella: "I promotori della scelta aventiniana oppongono a Mussolini un atteggiamento declamatorio ma sterile. Non prospettano alcuna soluzione alternativa realistica e praticabile, conseguentemente deludono quell'opinione pubblica che si attendeva mutamenti politici. In sostanza, consentono al presidente del Consiglio di riprendere fiato e di affrontare la difficile situazione che il delitto Matteotti ha determinato. A Mussolini resta da vedersela con il Senato che, dopo due giorni di dibattito, vota la fiducia al governo: 225 sì, 21 contrari, 6 astenuti. Tra i favorevoli, Benedetto Croce". E' la premessa al celebre discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925 che dà inizio alla dittatura, il discorso passato alla storia per la frase "Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli". 

Cultura e fascismo. La presenza di un grande democratico e liberale come Benedetto Croce tra i votanti "sì" è una buona premessa al bel capitolo con cui Fisichella ha ricostruito i rapporti tra il regime e il mondo della cultura. Un capitolo documentatissimo e la cui importanza la si evince già dal titolo: «Cultura indenne dalla fascistizzazione». Vi si ricostruisce l'itinerario della rivista di Croce La Critica, che Fisichella definisce "politicamente antifascista". Leggiamo poi le vicende della casa editrice Einaudi, "promossa da Giulio, figlio di Luigi, e nella quale confluiscono la tradizione culturale gobettiana e gli economisti di impianto liberista". Ed è la volta dell'Accademia d'Italia, inaugurata il 28 ottobre 1929 (data fatidica), ma di cui fanno parte personalità insospettabili come Enrico Fermi, Guglielmo Marconi, Luigi Pirandello, Pietro Mascagni.



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