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STORIA & FEDE/ Perché la carità è "madre"?

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Francesco de Mura, Allegoria della carità (Immagine d'archivio)  Francesco de Mura, Allegoria della carità (Immagine d'archivio)

Cristo stesso, donando il suo corpo e il suo sangue per la salvezza di ogni uomo, piegandosi a sollevarlo dal suo niente, ha finito con l'identificarsi nello slancio della madre disposta a sacrificare tutta sé stessa diventando una cosa sola con i nuovi nati che da lei sono stati plasmati.

Per loro Cristo è arrivato a svenarsi sul patibolo della croce. E non è certo un caso che, nella mistica di ogni tempo, il sangue zampillante dal costato ferito guadagni la natura di flusso miracoloso che nutre e dispensa la vita, in tutto simile al latte materno trasfuso nel corpo dei piccoli attaccati alle mammelle come nuovi germogli spalancati alla luce del mondo. Uguali simbologie si applicavano, nel loro più materiale registro biologico, alla Madre di Cristo: lo sapeva bene l'inventore dell'Ave maris stella, quando, già ben prima di san Bernardo, si rivolgeva alla Vergine supplicandola di "mostrarsi come madre". Ma ce lo ricorda con tranquilla, innocente sicurezza il formulario delle preghiere d'uso ancora più popolarmente quotidiano, quando celebrano la grandezza di Maria "madre di misericordia" e da lei invocano la grazia di essere rimessi davanti allo sguardo consolatore di Gesù, il "frutto benedetto del (suo) seno".

Come è facile intuire, l'esaltazione del primato della carità non è nemmeno rimasta confinata nel regno dei discorsi fatti di parole scritte o pronunciate. Le parole d'ordine della pedagogia morale cristiana sono state fin dagli inizi riversati nel linguaggio di conferma delle immagini persuasive. La carità-madre è diventata icona di sé stessa, materializzandosi nel suo riscontro umano più immediatamente autoevidente, come appunto prescriveva Cesare Ripa. Ma già molto prima di lui, rappresentazioni figurative e immagini plastiche della corona delle virtù avevano adottato come registro obbligato quello di mettere in scena la figura commovente della madre attorniata di figli, intenta all'allattamento generoso dei frutti della sua stessa carne.

Un esempio suggestivo lo si ammira nelle sculture della stupenda arca di san Pietro Martire, in S. Eustorgio di Milano (prima metà del '300). L'iconografia dell'immagine della carità ha continuato per secoli a rielaborare senza tregua questo canone fisso fondato su antiche radici. L'immagine materna campeggia negli stemmi di ospedali, confraternite ed enti assistenziali impegnati in ogni luogo sul fronte delicatissimo delle attività benefiche. Compare sullo sfondo dei cicli dedicati alla raffigurazione delle opere di misericordia, come nella serie delle toccanti tele genovesi di Cornelis de Wael. Spostata sul versante contiguo della cosiddetta "Carità romana", a ricordo del sollievo recato a un vecchio incarcerato condannato a morire di stenti, salvato dalla figlia che si recava ogni giorno a fargli visita e di nascosto lo nutriva offrendogli devotamente il seno, l'esaltazione dell'amore senza riserve ritorna in una galleria impressionante di dipinti cinque-seicenteschi.



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