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LETTURE/ Laura Mancinelli, scrivere storie tra realtà e mistero

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Laura Mancinelli (Immagine d'archivio)  Laura Mancinelli (Immagine d'archivio)

La casa del tempo è la storia di un pittore che, ritornato nel paese natale, compera la casa della sua  ex maestra. Perché la compera non avendone necessità? Non sembra esserci risposta nella narrazione, ma strani segnali vengono dalla permanenza in quella casa, così strani da condizionare la vita del protagonista: un fratello si rompe una gamba, un'amica fugge dopo poche ore colpita da una curiosa infezione, un gatto nero sembra non portare proprio sfortuna, l'oste zoppo del paese sa molte cose ma preferisce la reticenza. Ci si potrebbe aspettare una vicenda piena di "volgare sensazionalismo" come sostiene Italo A. Chiusano (l'acquisto della casa è forse dettato da un amore segreto per la maestra, ragazza madre?), invece tutto resta su un tono ironico quasi onirico e perciò avvincente. La scrittura  è piana e accattivante, magica in talune descrizioni. 

In epoca in cui i ragazzi non sembrano aver più voglia di leggere, ingabbiati tra selfie e whatsapp, sarebbe opportuno che qualcuno, magari un insegnante, proponesse loro un romanzo così o addirittura lo leggesse in classe, perché no?, a voce alta. Anche con un racconto non politically correct si può sperimentare la passione per la lettura e ritrovare "una lezione di saggezza che ricorda certi finale sussurrati di Cechov", come sostiene Chiusano, nel risvolto di copertina de La casa del tempo, edito da Piemme nel 1993.



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