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LETTERA/ Prima di Pasolini e Testori, don Giussani ha "incontrato" Leopardi

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Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Già nel 1954 concepiva l'esperienza di Gs come "nuovo inizio"; già allora concepiva in modo nuovo l'annuncio di Cristo come "avvenimento"; già allora parlava di "incontro" e di annuncio; già allora ci affascinava con il racconto della vita della Chiesa primitiva; già allora (vedasi l'intervista di Robi Ronza) diceva che la Chiesa era solo apparentemente vittoriosa, ma di fatto già dominava la cultura laicista; già allora parlava, solitario, di persona e di esperienza, sottolineando che tutto dipende dall'impegno, appunto, della persona; già allora ogni persona, piccola o grande, ignota o famosa, comoda o scomoda, vicina o lontana, era per lui l'occasione di un rapporto, creativo e generoso, pieno di annuncio della verità cristiana e pieno di carità, "fuori da staccati o pregiudiziali di tipo ideologico o politico".

E già molto prima aveva "incontrato" Leopardi. Aveva già intuito, prima del 1968, che i tempi erano cambiati e nella crisi vissuta dal movimento e nel cambiamento dei tempi non fece che approfondire la fede imparata in famiglia e approfondita in seminario. Noi "vecchi" abbiamo sempre seguito don Giussani proprio perché non ha mai cambiato rotta: anche dopo il 1968 don Giussani ha combattuto le stesse battaglie dell'inizio, anche se con ancora maggiori difficoltà, perché è sempre faticosa la testimonianza controcorrente.

Si può constatare quanto da me affermato leggendo, come noi "vecchi" abbiamo fatto per molti anni su impulso dello stesso don Giussani, i tre famosi libretti da lui scritti tra il 1959 ed il 1964, ora riuniti nel volume Il cammino al vero è un'esperienza (ed. Sei).

Un nuovo inizio è sempre l'approfondirsi dell'origine, non una via diversa: questo ci ha sempre insegnato don Giussani. Ciò vale per la Chiesa, ma anche per ogni movimento.



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COMMENTI
13/11/2014 - Sono totalmente d'accordo (Fabio Giovenzana)

Ho recentemente guardato un video in cui l'avvocato statunitense, ebreo osservante, Joseph Weiler, commentando la biografia di don Giussani, affermava che non è corretto parlare di una "evoluzione" nel pensiero di don Giussani ma che l'immagine più corretta per comprenderne la dinamica è piuttosto quella, presa dalle analisi geologiche, del "carotaggio", cioè dei prelievi di campioni di terreno per lo studio del sottosuolo. In ognuno dei campioni - diceva - sono rinvenibili esattamente gli stessi strati geologici, sia pure a profondità diverse. Come a dire che nel pensiero di don Giussani sono sempre stati presenti tutti i fattori costitutivi dell'esperienza cristiana anche quando, per rispondere a circostanze specifiche, pedagogicamente ne sottolineava maggiormente uno in particolare. Ma il fatto cristiano nella sua totalità era sempre riaffermato in tutte le sue dimensioni costitutive, senza che mai ne fosse dimenticarne alcuna. Don Fabio Giovenzana