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LETTERA/ Prima di Pasolini e Testori, don Giussani ha "incontrato" Leopardi

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Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)  Don Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine d'archivio)

Caro direttore,
hoo letto l'articolo di Massimo Borghesi "Don Giussani e l'incontro con Pasolini e Testori" pubblicato dal sussidiario il 4 novembre scorso. Tale articolo mi ha fatto ricordare, ancora una volta, la grandezza di don Giussani, che, in forza della rocciosa e quindi evangelica certezza circa la verità salvifica di Cristo, sapeva cogliere immediatamente il positivo espresso da chiunque avesse a cuore il bene dell'uomo. Così come ho avuto modo di fare memoria di due grandi personalità, scomode ma vere. Ed ho ricordato la commovente omelia di don "Gius" al funerale di Testori, quando, rivolgendosi direttamente a lui, lo ringraziava per avere avuto il coraggio di ricentrare la sua ricerca sulla umanità di Cristo.

C'è, però, nell'articolo, un aspetto che non posso accettare ed è il passaggio in cui il prof. Borghesi, ancora una volta, compie una sorta di revisione storica riguardo a don Giussani, che, invece, mi sembra antistorica. Ho già fatto questa osservazione personalmente a Borghesi dopo un precedente articolo, ma, visto che egli insiste (addirittura sottolineandola) nella sua posizione, mi permetto di rispondergli fraternamente anche in questa sede.

In sostanza, il prof. Borghesi sostiene che dopo il 1968 don Giussani avrebbe cambiato linea pastorale e, soprattutto, culturale, abbandonando il rapporto con la tradizione e affidando tutto all'incontro, "ad una testimonianza cristiana umanamente autentica desiderosa di rapportarsi a tutti e a tutto, fuori da steccati o pregiudiziali di tipo ideologico o politico". Secondo Borghesi solo questo cambio di linea avrebbe portato Giussani ad incontrare persone come Pasolini e Testori.

Con tutto il rispetto dovuto ad un illustre docente, questa tesi mi sembra non solo storicamente infondata, ma, e questo è più grave, anche sottilmente e  inavvertitamente offensiva verso il più grande educatore dello scorso secolo, come lo stesso Borghesi mi pare che abbia definito don Giussani. 

Posso, in tutta onestà e coscienza, dire che da sempre don Gius ha dato, in modo sconvolgente, una testimonianza cristiana "desiderosa di rapportarsi a tutti ed a tutto". E ciò è avvenuto fin da subito, fin dal 1954, quando iniziò la sua straordinaria avventura al liceo classico Berchet di Milano. Ed, innanzi tutto, incontrò noi, che non eravamo "bravi ragazzi" e che avevamo dentro la stessa potenzialità di ribellione di un Pasolini o di un Testori. Non eravamo già cristiani, anzi eravamo molto lontani dal cristianesimo, ma don Giussani si rapportò con noi intavolando memorabili discussioni (talvolta polemiche), che sono rimaste nel ricordo vivo anche di chi poi non lo ha seguito. 

Io ho cominciato a seguirlo veramente alla fine del 1957 e non ho più smesso fino alla sua morte e fino ad ora, attraverso il movimento nato intorno a lui. In tutti questi anni, posso dire che don Giussani non ha cambiato linea, anche se ha dovuto affrontare circostanze diverse, che lo hanno spesso portato a parlare di un "nuovo inizio": ma ne ha sempre parlato non con riferimento ad un cambio di linea, ma come approfondimento costante dell'origine della sua esperienza, che si basava sul rapporto con Cristo dentro la comunità della Chiesa. Altri, intorno a lui, hanno cambiato linea, per spesso finire anche fuori dal cristianesimo. Egli è sempre rimasto fedele a Cristo, "centro del cosmo e della storia". 



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COMMENTI
13/11/2014 - Sono totalmente d'accordo (Fabio Giovenzana)

Ho recentemente guardato un video in cui l'avvocato statunitense, ebreo osservante, Joseph Weiler, commentando la biografia di don Giussani, affermava che non è corretto parlare di una "evoluzione" nel pensiero di don Giussani ma che l'immagine più corretta per comprenderne la dinamica è piuttosto quella, presa dalle analisi geologiche, del "carotaggio", cioè dei prelievi di campioni di terreno per lo studio del sottosuolo. In ognuno dei campioni - diceva - sono rinvenibili esattamente gli stessi strati geologici, sia pure a profondità diverse. Come a dire che nel pensiero di don Giussani sono sempre stati presenti tutti i fattori costitutivi dell'esperienza cristiana anche quando, per rispondere a circostanze specifiche, pedagogicamente ne sottolineava maggiormente uno in particolare. Ma il fatto cristiano nella sua totalità era sempre riaffermato in tutte le sue dimensioni costitutive, senza che mai ne fosse dimenticarne alcuna. Don Fabio Giovenzana