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LETTERA/ La forza di don Giussani? Cristo è una vita, non un'idea

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Caro direttore,
il mio incontro con don Giussani è avvenuto come uscita dal '68. Lui era particolarmente felice di condividere la drammatica crisi personale di uno che era stato fondatore del partito marxista-leninista, filocinese. Si fece incontro innanzitutto dimostrando che salvava la tensione morale e ideale che mi aveva motivato da rivoluzionario: questo mi permise di non rimanere vittima del fallimento, che mi spingeva a essere disilluso e realista fino al cinismo. La questione da comprendere fino in fondo è: cosa permetteva a Giussani una tale apertura umana?

Leggendo il libro di Savorana sulla vita di don Giussani mi è diventato più chiaro qual era il suo punto forza: Cristo vissuto come strada e non come posizione. La certezza stava nel seguire la strada, via, verità e vita, come dice di sé Cristo. Per questo in Giussani diventava comprensibile la Sua Presenza fra noi, il qui ed ora. Lo spettacolo nel leggere questo libro è vedere che Giussani cambia continuamente, senza cambiare le certezze, secondo l'idea del "già ma non ancora". Giussani ha vissuto una permanente conversione, questo è il punto, conversione di comprensione ecumenica, per una umanità che cerca il suo compimento, e che per questo segue Cristo. 

Nei dieci anni di lotta che ho condotto come resistenza alla conversione Giussani mi è stato riferimento permanente, seguivo il segno pur non essendo d'accordo con la conseguenze culturali, e via via venivo convertito alla conseguenza ragionevole. Un tale percorso non mi sarebbe stato possibile senza quella peculiarità dell'apertura umana di Giussani. Soprattutto quello che mi prendeva veramente era la certezza che l'uomo con Cristo rinasce, per cui sentivo davvero il cristianesimo come la buona novella, la novità nel presente.

Ho fatto un grande guadagno, sono stato confermato in quello che il mio cuore voleva, essere libero, conseguente al mio desiderio. In particolare, dopo i dieci anni di resistenza alla conversione, dopo che mi sono inginocchiato in Chiesa, riprendendo a fare politica ho trovato la ragionevolezza di scelte libere, sono finito su posizioni opposte a quelle che avevo da rivoluzionario, ma semplicemente perché la libertà è diventata più significativa della lotta di classe, teoria astratta che non ha trovato riscontro nel reale. Ma il vero guadagno è che non avevo bisogno di sposare l'ideologia di destra dopo aver praticato l'ideologia di sinistra, semplicemente ho compreso che la politica non è il luogo dell'identità della persona.

Questa consapevolezza è diventata molto rischiosa nel far politica: alla fine anche i miei amici mi hanno isolato, perché non sopportavano le mie prese di posizione esterne allo schema di destra.



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