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FINKIELKRAUT/ Noi moderni, al bivio tra gratitudine e rancore

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Alain Finkielkraut  Alain Finkielkraut

Come non sentire amico, compagno, un uomo che legge il nostro tempo con questi occhi? "E' insospettabile la consanguineità che c'è tra chi sinceramente cerca e chi inaspettatamente ha trovato", diceva il sacerdote milanese don Luigi Giussani.

In fondo questa visita a Milano di Finkielkraut ci consente di entrare da protagonisti in questo grande dialogo tra amici che da anni prosegue, anche se a prima vista sembra un dialogo tra gente che vive "fuori da questo mondo" o, per dirla con le parole di Péguy, che è un dialogo tra "in-contemporanei".

Finkielkraut traccia la strada e risottolinea le due possibilità principali: la gratitudine o il risentimento; e la modernità, lo sappiamo, è spesso la vittoria del risentimento contro il dato. Prima della Arendt, Péguy è anche lui un filosofo della gratitudine.

Il paradosso è che in un tempo di crisi preferiamo essere in una posizione di credito, piuttosto che di debito, perché se siamo grati c'è una perdita, un debito, e non siamo più in una situazione di credito. Si può dunque vivere e pensare così, nel nostro mondo, per avere le energie autentiche di un nuovo inizio?


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Lunedì 17 novembre il filosofo francese Alain Finkielkraut sarà ospite del Centro Culturale di Milano per una riflessione sul tema: "Ogni cosa è avvenimento". Sala di via S. Antonio, Via S. Antonio 5 (MM Duomo/Missori), ore 21. 



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