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MANZONI/ Perché la pioggia non spegne la gioia di Renzo?

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A Genova (Infophoto)  A Genova (Infophoto)

L'immagine è efficace non solo per il destino di un poeta: a sommergerci è la pioggia delle fatiche, delle questioni irrisolte, quando dimentichiamo l'azzurro del cielo, che ormai si lascia intravedere rarissime volte, come scrive altrove Montale: «la pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta / il tedio dell'inverno sulle case, / la luce si fa avara – amara l'anima». L'inverno ci piove nell'anima, un'ora dopo l'altra, le cose non funzionano, e la soddisfazione tanto attesa non si presenta come non si presentò la ballerina, e perdiamo ogni occasione come ogni tram di mezzanotte. 

Nei Fioretti di San Francesco, però, Leone si sente dire da Francesco che la «perfetta letizia» non proviene da quello che facciamo né da quello che sappiamo. «Quando noi saremo a santa Maria degli Agnoli, così bagnati per la piova e agghiacciati per lo freddo e infangati di loto e afflitti di fame, e picchieremo la porta dello luogo, e 'l portinaio verrà adirato e dirà: Chi siete voi? e noi diremo: Noi siamo due de' vostri frati; e colui dirà: Voi non dite vero, anzi siete due ribaldi ch'andate ingannando il mondo e rubando le limosine de' poveri; andate via; e non ci aprirà, e faracci stare di fuori alla neve e all'acqua, col freddo e colla fame infino alla notte; allora se noi tanta ingiuria e tanta crudeltà e tanti commiati sosterremo pazientemente sanza turbarcene e sanza mormorare di lui, e penseremo umilmente che quello portinaio veramente ci conosca, che Iddio il fa parlare contra a noi; o frate Lione, iscrivi che qui è perfetta letizia. E se anzi perseverassimo picchiando, ed egli uscirà fuori turbato, e come gaglioffi importuni ci caccerà con villanie e con gotate dicendo: Partitevi quinci, ladroncelli vilissimi, andate allo spedale, ché qui non mangerete voi, né albergherete; se noi questo sosterremo pazientemente e con allegrezza e con buono amore; o frate Lione, iscrivi che quivi è perfetta letizia. E se noi pur costretti dalla fame e dal freddo e dalla notte più picchieremo e chiameremo e pregheremo per l'amore di Dio con grande pianto che ci apra e mettaci pure dentro, e quelli più scandolezzato dirà: Costoro sono gaglioffi importuni, io li pagherò bene come son degni; e uscirà fuori con uno bastone nocchieruto, e piglieracci per lo cappuccio e gitteracci in terra e involgeracci nella neve e batteracci a nodo a nodo con quello bastone: se noi tutte queste cose sosterremo pazientemente e con allegrezza, pensando le pene di Cristo benedetto, le quali dobbiamo sostenere per suo amore; o frate Lione, iscrivi che qui e in questo è perfetta letizia».  



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COMMENTI
24/11/2014 - poesia (luisella martin)

Che delizia leggere questo articolo!Che gioia! Nel cuore di tutte le persone e i personaggi citati, come in quello del giovane giornalista pugliese e nei cuori di tanti genovesi, piemontesi ... italiani insomma, permane, insieme alla perfetta letizia, la causa che l'ha provocata ed io credo si tratti della Poesia. In questo tentativo di colorare il mondo dando alle immagini le parole della musica, penso che sia racchiuso il segreto della gioia cristiana.