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LETTURE/ Si può ancora fare memoria di Dio in un mondo costruito dall'uomo?

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Vincent Van Gogh, Campo di grano con cipressi (1899) (Wikipedia)  Vincent Van Gogh, Campo di grano con cipressi (1899) (Wikipedia)

L'esperienza antropologica elementare è il dato messo al centro del secondo capitolo. Il punto decisivo diventa qui l'insistenza sulla natura "filiale" dell'identità umana più profonda. Il "mistero della nascita" può ancora rivelare all'uomo moderno il senso del suo essere più vero. Nascendo, noi siamo "stati dati a noi stessi". Non ci diamo da soli la vita. La vita è "un rapporto", si fonda su un "rapporto costitutivo" e "amorevole". L'esistenza è "un movimento verso chi ci ha donato la vita", gratuitamente, e ci attende in modo altrettanto libero e pieno di apertura positiva, fecondamente materna.

Qualcosa di analogo può essere detto per l'affezione. L'uomo e la donna sono donati l'uno all'altro. Il maschile e il femminile sono messi in relazione dal reciproco integrarsi della loro "ricchezza" e della loro "povertà". Nel loro donarsi "reciproco e asimmetrico", "ricevendo nel dare" così come "dando nel ricevere", uomo e donna, marito e moglie, cessano di essere "strumenti che si usano a vicenda per negare la propria finitezza": affermano la dipendenza dall'altro, lo riconoscono come un "tu" e imparano fondersi con lui facendogli spazio in quanto altro che ci è stato dato. Cioè, scrive acutamente López, "affermano la verità dell'altro", si educano alla distanza nel possesso, a possedere nella gratuità, perdonando "l'altro in quanto altro da noi", nella lenta pazienza del tempo che fa maturare passo dopo passo, caduta dopo ricaduta. Anche qui lo spirito "tecnologico" può essere trapassato sul suo stesso terreno: si capovolge rimescolando in modo diverso gli elementi umani che la spinta della modernità ha costretto a venirsi incontro uscendo dai vecchi schemi legalistici di una tradizione irrigidita nei suoi formalismi privati di anima.

L'ultima parte del volume proietta il discorso sull'innesto della memoria di Dio nell'orizzonte della cultura ("il modo di vivere organizzato di una società"), e dunque nell'impianto anche politico-civile del moderno contesto tecnologizzato. È un contesto che si deve ormai realisticamente riconoscere "non più cristiano" nel suo trenddominante; dove il cristianesimo è stato rifiutato o dimenticato, o semplicemente neanche più incontrato nella sua vera essenza. Venuta meno l'unità "precaria" di un regime di cristianità cementato dalla forza sacralizzata del potere, che teneva insieme gli uomini e i diversi elementi della realtà ricorrendo ampiamente a "misure coercitive", annullando le differenze, governando dall'alto e in un certo senso "dall'esterno" sulla globalità dell'universo sociale, non rimane che abbracciare decisamente la strada della libertà di azione del cristiano che vive all'interno del mondo, la strada della missione come testimonianza, che passa attraverso le opere rese segno dell'amore per Cristo che trasforma la vita.

Alla fine del percorso, si ritorna sempre alla centralità dello "stupore": lo splendore del vero, del buono e del bello, in simbiosi tra loro, come via privilegiata che il mistero della vita continua a scegliere per rendersi eloquente e lasciarsi incontrare.

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Antonio López, "Rinascere. La memoria di Dio in una cultura tecnologica", Lindau, Torino 2014.



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COMMENTI
21/11/2014 - Stupore (luisella martin)

In questo mondo "tecnologico" pregare può significare acquistare un aggeggio che recita il rosario con la voce di Giovanni Paolo II; questo per qualche televisione cattolica che ne ospita la pubblicità. C'è davvero da stupirsi! Senza ironia, invece, lo stupore vero, quello che scruta nel profondo per poter contemplare, io l'ho provato leggendo le parole con cui alla fine dell'articolo si parla della preghiera. - Pregare ... può significare imparare a "lasciar essere", a "possedere e trasformare offrendosi" - Però le belle considerazioni filosofiche citate nell'articolo e la verità bibblica citata nel commento della lettrice, risultano colorate del freddo metallico circuito elettro-cerebrale, mi appaiono appunto un po' tecnologiche. Per fare ancora memoria di Dio basta uscire la sera, in campagna, in una notte serena, e guardare in alto il cielo stellato ed ecco che si torna a stupirsi come bambini: oltre il nostro mondo ci sono tanti mondi nelle mille galassie di un Universo in espansione e ordinato. Grandiosa opera che è certamente, se non l'immagine, uno degli abiti di Dio.

 
20/11/2014 - Il tempio di Dio siamo noi (claudia mazzola)

Del resto Il Signore ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza, quindi perché dubitare di un mondo costruito dall'uomo?