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UCRAINA/ Padre Dymyd ("cappellano del Majdan"): vi racconto la rivoluzione del cuore

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Mychailo Dymyd sul Majdan (Immagine dal web)  Mychailo Dymyd sul Majdan (Immagine dal web)

E ho visto che degli uomini avevano preso uno dei tituški. Allora sono accorso e ho detto loro: «Cosa fate? Lasciatelo!», «Ma no batjuška, questo è un provocatore».  «Lasciatelo, avete altro da fare». E loro l'hanno lasciato. Capitavano cose così.

Quando è andato da L'viv a Kiev e perché?
Ci sono andato il 23 di novembre, subito! Ho visto i miei studenti dell'Università Cattolica di L'viv mettersi in movimento, e dietro a loro si sono mossi gli studenti delle altre università. Era il periodo in cui si cambiano le gomme della macchina; io stavo dal meccanico quando ho visto passare gli studenti che si dirigevano in centro città per protestare, e mi sono chiesto: «Tu che cosa puoi fare?». Non ho trovato risposta alla domanda su cosa fare in pratica; da una parte capivo il loro bisogno di libertà e di dignità, ma non sapevo che cosa dovevo fare io. Il giorno dopo in università ho letto sulla posta elettronica interna che gli studenti della facoltà di giornalismo e di storia stavano organizzando un pullman per andare a Kiev e cercavano un padre spirituale. È andata così.

Quindi è stato grazie al loro desiderio di trovare un sacerdote… Anche altri sacerdoti sono andati a Kiev così, per seguire la gente che andava?
In principio sì, per seguire la gente, o per una voce interiore; per me questa voce si è fatta sentire attraverso gli studenti, perché gli studenti sono andati per primi. Loro hanno iniziato questo "tempo di Dio", questo kairos: era il tempo di andare, di fare. Che cosa sarebbe successo non lo sapevamo ma bisognava andare.

E adesso Lei questo movimento come lo vede proseguire? Questo tempo dello Spirito che ha aiutato voi a proseguire la protesta, è ancora in azione?
È come un albero radicato in un terreno dove non c'era più acqua. E a un certo punto l'acqua è riapparsa. L'albero non cambierà la sua struttura o il suo fogliame da un mese all'altro, neanche da un anno all'altro, ha bisogno di assorbire quest'acqua. Penso sia successo questo. Questa esperienza di solidarietà, di bontà, di azione, di reciproca benevolenza che centinaia di migliaia di persone hanno vissuto non può rimanere senza frutto. Il primo frutto che io vorrei ognuno sperimentasse è il cambiamento interiore, cioè ritornare nelle famiglie, nelle scuole, nelle istituzioni e portare luce a tutti i momenti di tenebra. Lavorare onestamente, non dare più bustarelle. Perché tante volte la corruzione comincia non da chi riceve i soldi ma da chi li dà… Questo è il mio auspicio per il futuro dell'Ucraina, per tutti gli ucraini.

E il secondo frutto?



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