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UCRAINA/ Padre Dymyd ("cappellano del Majdan"): vi racconto la rivoluzione del cuore

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Mychailo Dymyd sul Majdan (Immagine dal web)  Mychailo Dymyd sul Majdan (Immagine dal web)

Il secondo frutto è che il cambiamento diventi realtà, diventi un cambiamento interiore che piano piano cambia il modo di agire quotidiano. Anche nelle Chiese c'è un cambiamento; le Chiese hanno capito che la loro comunicazione con il popolo non era all'altezza. In questa circostanza ognuno ha appreso qualcosa per sé, e questo ritengo sia molto importante. Penso che le Chiese abbiano capito che l'umiltà è molto proficua. In questo movimento le Chiese non sono state i leader, hanno semplicemente accompagnato. È stato molto importante per le Chiese stesse capire che devono accompagnare, accompagnare è la presenza di Gesù stesso tra la gente, perché Gesù è già tra la gente, se non ci fosse Dio questa gente, queste migliaia di persone non si sarebbero radunate. La Chiesa, accompagnando, ha conquistato i cuori.

Chi ha coniato l'espressione «teologia del Majdan»?
Io. Il Majdan ci fa vedere Dio in una prospettiva più ottimistica rispetto alle circostanze normali, ci dice che non ci sono porte chiuse, situazioni senza uscita; molti ucraini pensavano che finita l'era di Janukovič saremmo entrati in un'altra dittatura corrotta, senza speranza. Il Majdan ha mostrato che c'è sempre una via d'uscita, e che non dev'essere per forza violenta ma può essere pacifica, forte come l'acqua.



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