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GIORNALI/ Augias attacca Montini e Wojtyla, ma Romero lo "smentisce"

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Óscar Arnulfo Romero (1917-1980)  Óscar Arnulfo Romero (1917-1980)

Corrado Augias non è nuovo nell'enfatizzare, mi pare con un certo compiacimento, in particolari momenti e figure della storia della Chiesa presunte lacune comportamentali e pure morali, specialmente se esse siano in qualche modo riconducibili alla responsabilità diretta della gerarchia e del papato. Giorni fa, nuovamente, il giornalista di Rai 3 ha polemizzato su Repubblica con un lettore che gli muoveva  garbatamente una critica circa un suo, forse piuttosto frettoloso, giudizio sul trattamento che il vescovo Romero — di cui si parla in questi tempi per il processo di beatificazione — avrebbe ricevuto da papa Montini prima, e papa Wojtyla poi. 

La tesi di Augias, che riprende e semplifica in slang giornalistico una lettura avallata da certa storiografia piuttosto ideologizzata, riguarda la presunta ostilità che Paolo VI e Giovanni Paolo II avrebbero mostrato nei confronti del vescovo salvadoregno, in particolare in occasione delle di lui visite a Roma ai sacri palazzi. 

Un'ostilità — e qui è il punto caro al giornalista — che altro non sarebbe che la riconferma del conservatorismo di questi due pontefici, i quali nel rapporto con l'uomo di Chiesa assassinato nel 1980 avrebbero potuto "sfogare" attraverso l'indifferenza ai suoi richiami alla giustizia per il popolo del Salvador la propria ostilità nei confronti di una Chiesa latinoamericana progressista, e nel caso specifico prossima alla controversa esperienza della teologia della liberazione, sostenuta dai sacerdoti Gustavo Gutiérrez, Hélder Câmara, Leonardo Boff e Camilo Torres Restrepo.

Un'interpretazione, con ogni evidenza, tutta ancora da discutere in sedi scientificamente appropriate, e col supporto di documentazione autorevole e sicura. Così come a suo tempo è stato fatto da Roberto Morozzo della Rocca, nei suoi importanti lavori Oscar Romero. Un vescovo centroamericano tra guerra fredda e rivoluzione (2003) e soprattutto Primero Dios. Vita di Oscar Romero, dove si sottolineano in particolare le accuse addirittura di reazionarismo che nell'epoca dell'ausiliariato egli ricevette in patria, definendolo «politicamente un conservatore e socialmente disponibile al cambiamento»: una tesi che, peraltro, anch'io modestamente ho sostenuto sempre su queste pagine.

Non è questa la sede e soprattutto l'occasione per prendere troppo sul serio le argomentazioni con cui Augias cerca frettolosamente di districarsi nell'affrontare la semplice critica ricevuta dal lettore, e cioè quella di non aver tenuto conto di quanto le encicliche dei papi e in particolare di Montini come la Populorum Progressio e la Ecclesiam Sua possano per certi versi essere accostate alla predicazione sociale di Romero. Soprattutto il tema dell'eventuale conservatorismo dei due papi — ma quale poi? quando e dove? — meriterebbe ben altro spazio di riflessione e soprattutto prudenza, alle quali ho cercato di attenermi nel mio Siri e Montini, mentre i giudizi riservati a papa Wojtyla impressionano francamente per superficialità (ci si sarebbe almeno aspettati un riferimento alla fondamentale biografia di Giovanni Paolo II scritta da Andrea Riccardi).



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