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ARTE/ Spotorno: la mia "storia", tra Picasso, la Toyota e don Giussani

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Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare)  Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare)

«Il futuro della Toyota non era ancora presente. Dovevo fare una scelta tra la Ford, che prometteva un miliardo e mezzo solo per l'insegna con il nostro cognome, e la Toyota che ci diceva: Spotorno, guardi che all'inizio, per due anni, lei dovrà perdere». Spotorno, prima di scegliere, legge molti libri sulla filosofia Toyota, sul "just in time", sullo "step by step" e incontra molti tecnici italiani che lavoravano con la Toyota in America.

Prima di tornare ai quadri c'è lo spazio per un'altra domanda sui tratti distintivi dell'imprenditore: «Saper assumere, comprare e vendere un immobile e fare una liquidazione. Insisto su questo punto. È necessario soffrire per riuscire a rinnovare… e far crescere figli e collaboratori con un nuovo prodotto».

La scelta di lasciare gli Agnelli per andare con gli sconosciuti giapponesi è un rischio anche maggiore, fa venire in mente le svolte di quei pittori che dopo una vita passata a tracciar paesaggi scoprono la pittura astratta. Certo, costruire un'azienda e creare un'opera d'arte non è la stessa cosa: «È molto più difficile l'arte, perché lì c'è un rischio creativo. Nell'arte sei da solo e il valore del quadro dipende da quanti lo condividono. In azienda sei da solo a decidere. Con i tuoi collaboratori non condividi opinioni estetiche, ma risultati di bilancio». 

La chiacchierata volge al termine e allora rieccoci ai quadri che verranno esposti alle Stelline fino al 7 dicembre. Le domande si moltiplicano, se ci si lascia ferire dall'osservazione: guardando i già citati Pechino e Tsunami, ma anche Web o le Libellule Pietrificate. Composti in tempi diversi, emerge una sensazione di vortice e connessioni di caos scandite da tocchi di pennello quasi regolari. Si possono leggere in queste opere l'uomo, i suoi interrogativi e le circostanze spesso caotiche che determinano la storia? All'inizio della conversazione il nostro autore ci aveva avvertiti che i quadri parlano da soli. Si tratta di vedere se hanno qualcosa da dire e se lo spettatore è capace di ascoltare.

Sono passate due ore e, prima di salutarci, raccogliamo alcune indicazioni di pensiero per accostarci ai suoi quadri: «Credo che questi rappresentino i due aspetti del mio carattere. Da un lato l'aggressività e dall'altro il perfezionismo. Dalla violenza dei "paesaggi marini" degli anni 70 al perfezionismo degli "insetti", per arrivare alle "sofisticate trasparenze marine"».

C'è uno studio ben preciso dietro queste oscillazioni. «A volte cerco equilibri nelle parti del quadro, altre inserisco punti di attrazione che catturino l'occhio di chi guarda. Ad esempio un arancione».

Non si tratta di idee precostituite, di "file mentali" mandati in stampa via pennello: «Il quadro evolve mentre lo faccio». Così, se un fatto di cronaca fa balzare sotto i riflettori un grave inquinamento, nasce Sorgenia. Se le immagini dei Mondiali mostrano un Brasile dove tutti sembrano felici e contenti e intanto spuntano le favelas, questo controsenso dà vita a Rio. I Mondiali della povertà: «C'è un'emozione immediata — come in Fukushima — e poi una riflessione».  



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