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ARTE/ Spotorno: la mia "storia", tra Picasso, la Toyota e don Giussani

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Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare)  Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare)

Armonia e silenzio è, invece, «qualcosa di diverso e forse di più. Una sintesi del mio pensiero filosofico, che non posso certo spiegare. Anche perché è uno dei miei quadri che si possono ruotare e hanno quattro punti di appoggio alla parete».

La conversazione è davvero finita. Prevale l'uomo o l'artista? — chiede lui quasi sull'uscio con una provocazione di tono socratico. Tocca rispondere ricordando che la «più brava di tutte», alias Sofia Vanni Rovighi, insegnava che nella storia troppe volte si è passati dal prescindere al negare. Quindi, chi vuole capire l'uomo e l'imprenditore non può certo ignorare la sua arte e quello che lui cerca di trasmettere con le sue opere. «Un elan vital», per dirla con Bergson. «I miei quadri si devono muovere, andare da un chiodo all'altro e non fare mai macchia di colore come dicono certi architetti».

(Nicola Varcasia)


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Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni 70. A cura di Luciano Caprile e Elena Pontiggia, 20 novembre – 7 dicembre 2014, Fondazione Stelline, C.so Magenta 61, Milano.



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