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ARTE/ Spotorno: la mia "storia", tra Picasso, la Toyota e don Giussani

"Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni 70". E' il titolo della mostra milanese che presenta le opere di Guglielmo Spotorno. L'artista-imprenditore si racconta. NICOLA VARCASIA

Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare) Guglielmo Spotorno, Dal triangolo alla sfera (particolare)

Guglielmo Spotorno ama molto parlare perché ha tanto da dire. Così, la conversazione con lui si è trasformata nel viaggio inaspettato alla scoperta di un uomo, di un artista e di un imprenditore che ciascuno potrà conoscere attraverso le sue opere esposte a Palazzo delle Stelline, a Milano, con la mostra "Guglielmo Spotorno. Tra Surreale e Reale. Opere dagli anni 70", a cura di Luciano Caprile ed Elena Pontiggia, inaugurata il 20 novembre. 

Solo ora possiamo dire che il suo percorso di artista ha inizio molto presto, a 12 anni. I suoi primi disegni sono surreali nei personaggi e nei titoli. Uno di questi, Incubo, viene selezionato tra tutti gli "elaborati" delle scuole medie di Milano. È in pratica un "compito in classe": 5 ore di disegno con libertà di soggetto. Dopo un mese Guglielmo viene invitato a Palazzo Venezia a Roma, dove sono esposti i disegni di ragazzi di tutto il mondo. Suscita la curiosità di Fellini: «Vorrei conoscere questo ragazzo, che a 12 anni sembra anticipare incubi futuri». Naturalmente non se ne fa nulla. Guglielmo non va a Roma. A quei tempi un viaggio, così lontano, è già un'avventura.

Questo è un episodio che anticipa una vita che sembra quasi un romanzo dove Guglielmo ha scritto altri capitoli nell'arte e nel lavoro. Eventi drammatici e spesso privi di un perché, come lo Tsunami; idee filosofiche antiche e sempre nuove come la caverna di Platone; città ferite e lontane come una personalissima Pechino, ma anche, qua e là, indicibili segnali di luce e di speranza. Sempre, in ogni caso, una curiosità sull'uomo e i suoi più intimi tumulti: tutto si intreccia e in qualche modo si ritrova nei suoi quadri che hanno il loro humus nelle avanguardie informali degli anni 50. I due critici della mostra hanno trovato nella pittura di Spotorno riferimenti a Sutherland e Jorn, due artisti che ha amato come "compagni" di strada e di emozioni. Ma la sua originalità è evidente in quanto i soggetti rivivono in soluzioni sferiche, dove la linea curva la fa da padrone.

Sono questi nomi ed altri la bussola della nostra chiacchierata a Celle Ligure, condotta con varie e sorprendenti pause alla scoperta di capolavori alle pareti: i disegni di Picasso, due ceramiche di Fontana (ma anche uno scarno crocifisso di filo di ferro intrecciato da ragazzo) e una depandance-laboratorio ricca di opere, alcune riprese ed altre abbandonate. 

Torniamo ai disegni di quel tempo e troviamo una inedita crocifissione tra gli ulivi e immagini del porto di Savona. Dove la precisione e la ricerca del particolare, finiscono anch'esse per essere un "incubo" perfezionista. 

Ma la vera sorpresa sono i soggetti surreali, dove Guglielmo bambino si ribella all'ossessione di preghiere e vespri imposti da sua zia Ester. La "pia donna", che lo ospita a Celle per tre anni, pretende da lui i rituali di una vocazione religiosa: «Mi risparmiava solo i rosari notturni per i morti».